Se n'è appena andato Filippo Alison ma ha già lasciato un grande vuoto nel mondo dell'architettura e del design internazionale. Si è spento all'età di 86 anni, venerdì 23 gennaio 2015, nella sua casa di Posillipo, tra le amorevoli braccia della moglie Maura Santoro e della figlia Aurosa Alison, e con Filippo Alison muore uno dei protagonisti della storia del design. Tutto il mondo accademico e della cultura napoletana ed internazionale gli ha reso omaggio oggi pomeriggio nella Chiesa di Cristo Redentore e San Ludovico d'Angiò nel Real Monastero di S. Chiara in Piazza del Gesù a Napoli, la stessa chiesa in cui Filippo Alison aveva compiuto una rivoluzione, aveva abbattuto ogni barriera facendo breccia nella chiusura dello spirito umano.

Durante la sua lunga e prolifera attività Alison ha realizzato architetture dal forte carattere modernista ma tutt'ora attuali, confrontandosi sempre con il paesaggio circostante e portando all'interno dei suoi lavori quei colori e quei valori della napoletanità, che hanno segnato la sua infanzia tra Torre Annunziata e i reperti archeologici di Pompei e Oplonti, come la sua bella casa a Nerano, il Palazzetto rosa tra via Caracciolo e via Partenope a Napoli, e Villa Ferrara a Ischia. Se l'architetto è colui che plasma lo spazio, Alison non può che essere un Maestro essendo riuscito a far condividere e comprendere l'idea e l'emozione che c'era dietro ogni suo progetto. É merito di Filippo Alison, accademico, attento studioso e curioso viaggiatore, se oggi possiamo apprezzare alcuni dei più importanti e famosi arredi della storia del design. Si deve a lui se oggi in molti riconoscono la chaise longue LC4 di Le Corbusier, Jeanneret e Perriand, l’alto schienale dello stile Mackintosh o i pezzi iconici di Asplund, Rietveld, Wright e altri maestri del passato. Alison infatti ha speso gran parte della sua vita nel curare, rivisitare e far mettere in produzione pezzi disegnati da altri grandi designer quali Le Corbusier, Wright, Mackintosh, Asplund e Rietveld, che Cassina produce nella collezione I Maestri. Lo ricordiamo ed esprimiamo il nostro cordoglio attraverso la commovente lettera scritta dalla figlia Aurosa Alison e letta durante l'ultimo addio

Mi sono sempre chiesta, mio padre, cosa avesse fatto prima che io nascessi, ci hanno sempre e solo divisi cronologicamente, ben cinquant’anni e ho sempre immaginato la sua vita come quella dei gatti, fatta di sette o anche di più.

Mi raccontava spesso, per farmi addormentare, della sua vita da ragazzino, dei bombardamenti dei tedeschi e delle sue fughe sotto i portici e per i vicoli di Torre Annunziata.

Mi raccontava di lui da giovane studente e dei tecnigrafi, delle sigarette nazionali senza filtro e delle radio accese.

Mi raccontava delle sue interminabili gite agli scavi di Pompei.

Mi raccontava di quando da piccolo, facendo il chirichetto, quasi incendiò il campo santo con l’incenso.

Mi raccontava di tutte quelle cose semplici e assolute che la vita ci offre.

Mi chiedevo ancora però, cosa nascondesse il suo sguardo sempre vispo, a volte perso, sempre pensieroso.

Crescendo, poi ho capito rivedendo mio padre e tutte le sue vite nelle cose che ho iniziato ad amare.

Filippo mi ha lasciato dentro un’eredità preziosa:
il senso dell’amicizia vera;
le mille sfumature cromatiche che un’alba, così come un tramonto possono assumere;
un buon piatto di spaghetti al pomodoro fresco;
la lealtà, l’onestà e soprattutto la dignità che qualsiasi tipo di insegnamento può assumere, dentro o fuori dalle istituzioni;
l’amore per qualsiasi tipo di materia che sia legno, ferro, vetro, o ceramica;
la felicità di un viaggio in circumvesuviana guardando fuori dal finestrino il Vesuvio con la sua ginestra e soprattutto:
La convinzione che nulla è praticamente impossibile, se ci sono passione e amore per la vita a sostenere il pensiero.

Ho capito allora, la totalità del suo pensiero, il perché di tutte queste vite, e del suo sguardo vispo e pensieroso. Ho capito amando, quanto fossero importanti tutte quelle cose che ogni tanto si dimenticano.

“Ma più saggia, ma tanto
Meno inferma dell'uom, quanto le frali
Tue stirpi non credesti
O dal fato o da te fatte immortali.”

Papà fai buon viaggio, Aurosa.