in foto: Copertina del catalogo Ikea 2017: cosmopoliti, felici, sazi

Quello Ikea è un meta catalogo per comunicatori. Un compendio di leggi di marketing perfettamente applicato. Il nuovo, per il 2017, non sbaglia a raccontare, circoscrivere, determinare, scandire i tempi della vita, del lavoro, del tempo libero e delle nostre emozioni nello spazio che abitiamo. Uno spartito dell'esistenza globale che si diffonde nelle cassette della posta di tutte le abitazioni, o nei 385 negozi sparsi in 48 paesi, o su internet: esiste una versione scaricabile in formato pdf, sfogliabile online sul sito e consultabile in una specifica App per iPhone, iPad e Android. È insomma davvero difficile mancare un catalogo Ikea. In questo librone in cui tutti sono felici, rilassati, attenti alla differenziata, e soprattutto molto biondi (a prescindere dal paese cui è destinato) si selezionano le nostre ansie quotidiane e si trasformano in nuove impellenti necessità. Ma anche in soluzione di problemi del vivere quotidiano consumato in spazi sempre più piccoli, tutti precari o tremendamente solitari. Il catalogo è insomma ottimo per il commercio, ma  è anche una fotografia dello spirito dei tempi.

La copertina del nuovo non parla di famiglia, ma di un nucleo di persone, raccolte attorno a un tavolo. E poi racconta di aspettative. Ogni singolo oggetto minuziosamente descritto all'interno ne risolve la frustrazione: dalla precarietà del tempo e dello spazio, alla imprevedibilità. Cosa c'è di più irritante di un'aspettativa tradita? Tanto vale non averne affatto e lasciarsi andare all'improvvisazione. O meglio: come trasformare le nostre vite senza più sicurezze, destinate a uno spostamento sempre imminente, in qualcosa di creativo?

Si avverte nell'introduzione:

Il catalogo di quest'anno sta dalla parte di chi non vuole essere sopraffatto dalle aspettative e ti propone soluzioni per rendere la tua vita semplice e piacevole. Soluzioni per tutte le aree della casa, con qualche idea in più per la cucina e gli ambienti che vi ruotano intorno: il cibo è l'elemento che crea più aspettative ma che lascia più spazio all'improvvisazione. Tutti noi vogliamo goderci il bello della vita, anche le cose che avvengono in modo inatteso, e trascorrere momenti piacevoli in casa.

Cucina, cibo, ancora cibo (se si vedesse il film di Ken Loach appena uscito: "I, Daniel Blake" potremmo parlare anche di fame nei paesi ricchi), in forma ossessiva. Del resto tutta la creatività attuale passa per il cibo, purché, suggerisce qua e là il catalogo, si includa la condivisione. “Dare dignità ai pasti di chi è solo”, “unisci i tavoli”, “invita i vicini” oppure "organizza cene meravigliosamente imperfette”. Fino a avvertimenti da psicanalista: “la cena perfetta è di chi vuole avere tutto sotto controllo”. Non importa più la tavola per la famiglia (Ikea per prima si è accorta delle coppie gay come target di consumatori), ma importa stare insieme, non necessariamente seduti a tavola e condividere. La versione on line del catalogo riproduce anche il suono dei luoghi, per esempio di una cucina con padelle sfrigolanti, chiacchiericcio di ospiti, risate di bambini. Purché tutto sia “senza regole”, “senza formule”. “Nella più assoluta libertà”.

Forse non si era mai ideato nulla di più democratico: tutti possiedono dei mobili o oggetti Ikea. Tutti, o quasi, possono averne. Un intero pianeta taglia il pane con dei coltelli Ikea, e dorme nei suoi letti, organizza il suo sapere nelle sue librerie. Si è passati da case nella maggior parte tristissime, raccogliticce, incellophanate per dei sogni borghesi per lo più irrealizzabili a case coloratissime, vivaci, funzionali. Possibili. Ma tutte drammaticamente uguali, con un gusto condiviso, a volte ottimo, ma sempre lo stesso. Si può entrare in una casa di Stoccolma, di Londra o di Madrid, di New York e ritrovare lo stesso sentimento, le stesse cose, gli stessi spazi dove posare lo sguardo e percepire il tempo dell'esistenza organizzato dall'Azienda che più di tutti è riuscita a formattare il nostro modo di vivere. Funzionalità e buon gusto, che spariscono come le quinte di una commedia alla prova del tempo. Esattamente quel tempo che abbiamo visto organizzato perfettamente, naturalmente e con stile.

Non c'è nulla che renda meglio dei mobili Ikea i tratti dell' "obsolescenza programmata" che coincide con il destino di sempre più persone, della vita usa e getta, in un'apparenza equilibrata e possibile, fatta di semplicità, organizzazione, metodo e creatività. Ma gli sportelli di armadi dopo poco sono fuori asse e non si aggiustano più, gli scaffali curvi, divani letto non si aprono, divani sfondati, letti che dondolano… E' la precarietà Ikea che riflette il nostro vivere quotidiano, presente in tutte le case dove andiamo, durante le cene che facciamo in cui si riconoscono piatti, posate, pensieri dell'azienda svedese. Perfino i quadri sulle pareti li abbiamo visti con il prezzo accanto sul catalogo. Quante possibilità ci sono che la libreria Billy contenga il nostro sapere, in un modo duraturo? O quel tavolo, anche un po' scomodo, quando potrà tornare a ricordare un'esperienza del passato, un'intuizione, un incontro? Quando i nostri oggetti, smetteranno di accumularsi privi di vita, fino al prossimo catalogo che disegna lo spazio di una fetta così enorme di umanità?

Un intero movimento di “ fai da te”, di tutorial a profusione arriva dall'America e si è affermata da tempo come contrasto: Hacking Ikea, si chiama, e prende anche delle sfumature ideologiche. Non è dunque per forza vero che una vecchia libreria è solo una serie di scaffali ricurvi da buttare. Può diventare una scarpiera, si possono aggiungere sportelli, rifare dei bordi, aggiungere dei pezzi, tagliare, capovolgere. Reinventare. Scaffali che diventano tavole da stiro, cassettiere ridipinte e decorate, fino all'Extreme Ikea Hack, quando una o più componenti sono usate in modo completamente diverso. Alcuni siti o blog forniscono consigli semplici, altri sono una forte risposta a un modo di vedersi imprigionati in spazi che non hanno nulla a che fare con noi stessi e il nostro vissuto. La fotografia dell'umanità globalizzata che restituisce il catalogo Ikea 2017 è sicuramente veritiera: precarietà, mutamento, improvvisazione, ma forse riappropriarsi della propria creatività, mettendo in collegamento oggetti e emozioni può essere il primo passo per non vederli deteriorati dopo poco tempo.