Si sente parlare sempre più spesso di modi di costruire alternativi e di un modo di vivere sostenibile ma il passaggio dalla teoria alla pratica è sempre complesso e spesso le persone difficilmente attuano le più belle teorie. Ma Elora Hardy non è tra queste persone: abbandonata la sua promettente carriera nel mondo della moda a New York, decide di iniziare a costruire case di bambù in Indonesia. Perché il bambù? Perché, come diceva suo padre, è la promessa del futuro Il bambù infatti cresce con una velocità cinque volte maggiore del legno e in Indonesia tale materiale abbonda. Inoltre il bambù è resistente alla compressione come il cemento ed ha lo stesso rapporto resistenza-peso dell'acciaio, dunque risulta una risorsa rinnovabile sottoutilizzata ma ideale.

Dopo cinque anni di lavori, Elora Hardy con il suo team, tutti residenti a Bali, è riuscita a rivoluzionare il mondo delle costruzioni in bambù. “È una promessa per i bambini. È un materiale sostenibile che non si esaurirà mai. E quando ho visto per la prima volta queste strutture in costruzione circa sei anni fa, ho pensato, questo ha perfettamente senso". Il bambù consente inoltre di raggiungere strutture dalla forma non per forza banale, cosa che lo rende molto attraente da un punto di vista costruttivo. Unico difetto: la debolezza all'attacco degli insetti e degli agenti atmosferici, ma Elora Hardy, fondatore e direttore creativo di Ibuku, ha superato il problema utilizzando il boro, che si trova in natura, per trattare il bambù e renderlo indigesto agli insetti e più resistente all'azione del tempo. La domanda dunque è: perché no?