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Concita, la sedia di legno cucita

Storia di una sedia, di una sfida, di un fine settimana, di una nuova tecnica e di due designer con la voglia di sognare. Gli autori del progetto "Concita" sono Massimo Zaniboni e Davide Barbieri.

Concita, la sedia di legno cucita.

Questa è una bella storia di sogni, passione, orgoglio e fantasia di due ragazzi di Mantova. Massimo ha una testa rasata piena zeppa d’idee e una mano che traccia linee meravigliose su fogli di carta. Davide ha una testa di capelli a cespuglio piena zeppa d’idee e due mani d’oro fatte per realizzarle.

Mentre l’Italia piange per la crisi e la terra trema sotto i piedi, Davide e Massimo hanno ugualmente voglia di sognare, progettando e costruendo cose che ancora non esistono. Concita nasce così, in un fine settimana di falegnameria e officina o forse in mesi nelle loro teste. Un giorno Davide incontra Massimo e con aria allampanata gli fa: “Sono riuscito a cucire il legno !” Massimo è un designer avvezzo alle tecnologie innovative ma questa applicazione non l’aveva mai sentita. Appoggia le mani sulla sella di cuoio scucita della vecchia moto che sta rivitalizzando, indaga negli occhi di Davide e capisce che fa sul serio. Scattala sfida: “Facciamoci una sedia!“ Detto, fatto. I due, liberi da qualsiasi commessa di lavoro, tempistica e logica di mercato lavorano insieme per un fine settimana tagliando, piegando e saldando tubi, recuperati da sedie da ristorante anni Sessanta, modellando compensato come faceva Eames mezzo secolo fa e disegnando trame, ricami che cuciono prima sulla stoffa, per prova, e poi sul legno con una tecnica innovativa. A giugno le ore di luce sono tante ma corrono veloci per Davide e Massimo che devono accendere le luci artificiali della falegnameria per lavorare fino a tarda notte e le zanzare manco le sentono.

Solo la radio accompagna la loro operosità. Le pizze del weekend saltano, figli e mogli li aspettano a casa per niente preoccupate, anzi abituate “ Eeeeh, son fatti così!”. All’alba di lunedì fa già caldo ed è tempo di stendere il poliestere trasparente sulle cuciture per proteggerle e lasciare asciugare la loro creatura. Il risultato ha tutta la freschezza e l’ingenuità dell’opera estemporanea, l’ironia e spontaneità di una jam session, la personalità di una customizzazione post-industriale. Un sorriso di compiacimento si disegna sui volti dei due creativi che hanno l’aria arguta e beffarda di chi ha fatto uno scherzo ben riuscito mentre provano a turno la sedia che tre giorni prima non esisteva.

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