Non esistono ma tutti ne parlano, sono gli spettri, i fantasmi, poltergeist, o gli spiriti, tanti nomi per indicare la stessa cosa: coloro che, si suppone, siano state persone decedute in circostanze drammatiche e che, non riuscendo a trovare la pace nell'aldilà, aleggiano nei luoghi in cui sono morti, in forma di fumo, lamenti, rumori vari, frasi bisbigliate, strane impronte, insomma presenze non ben identificate. C'è chi ci crede e chi è scettico, certamente la letteratura popolare è ricca di storie di fantasmi. Napoli, con il suo centro antico soprattutto, è luogo esoterico per eccellenza, dove in epoca greca sorgevano templi pagani e dove avrebbe operato coi suoi riti magici la comunità alessandrina e che nei secoli è stata il luogo preferito per racconti spaventosi, storie infestate da ‘monacielli' e ‘janare' si raccontano a bizzeffe, e soprattutto palazzi ricchi di vicende storiche che lasciano strascichi "terrificanti" fino ai giorni nostri.

Spesso nell'immaginario comune le case dei fantasmi sono edifici decrepiti, cascine abbandonate, abitazioni deserte e degradate, dove la spigolosità degli spazi rende plausibile l'apparizione e sparizione di demoni o fantasmi. Tuttavia ci sono città in cui la vita e la morte danzano in un abbraccio che confonde. Città come Napoli dove palazzi storici e monumenti, ambienti lussuosi e aristocratici sembrano essere i luoghi privilegiati da certe presenze. Nella città di Partenope non c'è strada che non celi un mistero, non c'è quartiere che non nasconda un fantasma. C'è, ad esempio, l'ombra bianca di Giuditta Guastamacchia, sanguinaria assassina salita sulla forca il 19 aprile del 1800, che appare nei corridoi di Castel Capuano, quello che una volta era la sede della Gran Corte della Vicaria, conosciuta per questo come l'Impiccata della Vicaria. Giuditta era stata condannata all'impiccagione per un efferato crimine di cui si era macchiata. Testa e mani le furono amputate dopo l'esecuzione e vennero appese alle mura della Vicaria dietro i graticci di ferro, secondo quanto prevedeva la legge per quel genere di delitto. pare che la presenza inquietante e misteriosa di Giuditta ancora se faccia sentire nel giorno in cui salì alla forca nelle sale che furono delle ex Tribunale di Napoli e per questo è definita anche il "fantasma degli avvocati".

In Via Tribunali al n. 362 c'è Palazzo Spinelli di Laurino, già appartenuto in passato al poeta Giovanni Pontano (1429 – 1503), uno degli edifici più belli del decumano maggiore. Costruito nella seconda metà del Cinquecento, il palazzo fu acquistato nel settecento dalla famiglia Spinelli di cui ora porta il nome. Qui si inserisce la storia di Bianca, un'orfana di buona famiglia che il duca accolse in casa e affidò a donna Lorenza, sua moglie, come damigella. Tra le balaustre dello scalone c’e’ chi giura di vedere passare il fantasma della bella Bianca. Un giorno prima di partire per la guerra, entrato nelle stanze della moglie per salutarla, il duca si sentì rispondere sgarbatamente e molto seccato, mentre stava per andare via, i suoi occhi incrociarono nello specchio quelli di Bianca, mentre stava pettinando la sua signora. Era uno sguardo innocente ma, alla perfida Lorenza non sfuggì quella intesa. Il marito non era ancora lontano da casa che rinchiuse Bianca in un vano del muro della sua stanza e fece costruire lì davanti una parete di mattoni. Bianca non poteva difendersi in alcun modo ma ebbe la forza per pronunciare queste parole: "Famme pure mura' viva, ma in allegrezza o in grannezza tu me vidarraje". Da allora si racconta che il fantasma comparisse agli Spinelli tre giorni prima che accadesse alla famiglia un fatto lieto o una sventura e ancora oggi pare che Bianca si aggiri per le stanze del Palazzo.

Più celebre è la triste storia di cui è stato teatro Palazzo Sansevero in Piazza San Domenico, civico n.9: qui Maria d'Avalos perse la vita insieme col suo amante Don Fabrizio Carafa d'Andria per mano del vendicativo e geloso marito Carlo Gesualdo, principe di Venosa, che secondo la leggenda li muro vivi nella stanza dell'adulterio il 18 ottobre 1590. Un grande urlo si percepisce nella ricorrenza del brutale omicidio: è il fantasma della donna che grida il suo dolore perché il marito uccise anche il figlio frutto del loro amore. E ancora storie del terrore si raccontano sull'isolotto della Gaiola dove sorge una villa abbandonata appartenuta a personaggi del calibro di Gianni Agnelli e Paul Getty ma dove ancora oggi si aggira il fantasma di un donna senza volto. Secondo i pescatori della zona si tratterebbe dello spirito di una donna morta durante il naufragio dell'incrociatore San Giorgio. Era il 1911. Da questo momento comincia ufficialmente la maledizione della Gaiola: negli anni Venti la Gajola viene acquistata dal medico Hans Braun. Pare che l'uomo si innamorò della cognata; scoperto, la moglie lo accusò di tradimento e disperata se ne scappo nottetempo prendendo una rudimentale seggiovia che collegava l'isola con la terraferma. Non arrivò mai. Il suo corpo fu restituito dal mare senza vita. La villa maledetta fu poi presa da un commerciante di profumi, Otto Grunback, che fu trovato morto suicida. Dopo qualche anno la Gajola passa nelle mani di Maurice Sandoz, proprietario di una nota casa farmaceutica che nel 1955 verrà trovato morto nel giardino di una clinica psichiatrica perché era convinto di essere perseguitato dalla sfortuna. I successivi proprietari (dal barone tedesco Carl Langheim al miliardario americano Paul Getty) non moriranno, ma dovranno fare i conti con bancarotte e rapimenti.

Anche Palazzo Donn'Anna a Posillipo, secondo la tradizione, sembra sia ‘infestato' di presenze: si tratterebbe della nobile Anna Carafa, che secondo i pettegolezzi eliminava gli amanti gettandoli in una botola collegata con il mare. I pescatori notturni che transitano in prossimità delle rocce sentono i lamenti degli amanti uccisi. C'è chi giura pure di aver visto sulla terrazza del vecchio edificio, due figure biancastre che danzano ripetutamente: probabilmente Mercede de las Torres e Gaetano Casapesenna qui uccisi a causa del loro amore. Queste sono solo alcune delle storie più famose e dei palazzi più conosciuti, ma ce ne sarebbero tante altre da ricordare come quella di un antico palazzo a quattro piani in piazza Giambattista Vico, stabile risalente al 1880 e devoluto alla Madonna di Pompei, dove vari condomini si sarebbero lamentati di determinati e inspiegabili fenomeni: oggetti che volano per aria, mobili in movimento senza che alcuno li manovri, porte e finestre sbattute violentemente, inquietanti figure a mezzo busto che circolerebbero liberamente per il palazzo sotto gli occhi atterriti dei condomini. Gli inquilini di un condominio nei pressi di Corso Garibaldi spesso sono terrorizzati da un’inquietante apparizione: il fantasma di un impiccato la cui testa appare in cima alle scale, oppure la si vede penzolare da una delle finestre. Si dice che sia il fantasma di un soldato spagnolo, brutalmente trucidato in questo edificio. Ecco dunque una selezione delle storie più tenebrose che si celano tra le stanze dei palazzi di Napoli.