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I tatuaggi tridimensionali

Una forma antica di comunicazione e di espressione che a volte sembra uscire e superare i confini del corpo.

I tatuaggi tridimensionali.

Arte e religione, tradizione e appartenenza, tanti sono i significati di questi disegni che vengono  impresi ulla pelle, a volte come marchio di fabbrica vero e proprio, a volte come espressione artistica ricercata. Corpo, forma e colore sono in realtà l’essenza della comunicazione, il primo ed istintivo linguaggio dell’uomo. Le sue origini si perdono e la sua storia vive delle usanze e delle tradizioni di svariati popoli, superando oceani e montagne. Guardate questi davvero molto originali, che sembrano quadri tridimensionali e giocano sull’effetto stupore, cosa ne pensate?

Ma dove sono nati i tatuaggi? Impossibile stabilire quando e dove o, ancor peggio, chi li abbia inventati. Il tatuaggio c’è, c’è sempre stato e, vogliano gli dei, sempre ci sarà.  Non ha una storia, non una sola. I primi tatuaggi di cui si ha testimonianza certa risalgono ad oltre 6000 anni fa e sono stati scoperti sui resti di uomini e donne trovati durante scavi archeologici in Sud e Nord America, Siberia, Lapponia, Cina, Egitto, Giappone e su tutto l’arco alpino. Praticamente in ogni angolo del mondo. Presso i vari popoli, il tatuaggio ha avuto scopi e significati diversi, ma si identifica con certezza nella prima forma di scrittura. Il tatuaggio era  un “messaggio sociale”, un modo per comunicare la propria posizione, la propria stirpe e la propria appartenenza, la prima risposta all’esigenza viscerale di affermare il proprio essere. Non solo necessità, certo: il tatuaggio è anche una delle più antiche forme artistiche prodotte dall’uomo, un modo per abbellirsi disegnando ed incidendo la propria pelle con simboli e forme che rafforzino l’immagine positiva che si ha di se’ stessi, per sempre. Si, un gesto intimo e personale, ma anche “pubblico” e definitivo. Un passo serio e profondo, quindi, che porta con se’ anche quell’aspetto giocoso proprio del truccarsi e del decorarsi il corpo. Per questo, in tutte le società libere e primordiali, ha sempre rappresentato un atteggiamento sereno e positivo. I pregiudizi e le “condanne” compaiono da quando, nel corso della storia, alcuni sistemi autoritari e repressivi lo hanno utilizzato come marchio e come strumento di punizione e umiliazione, a partire dall’epoca romana in cui il tatuaggio diventa sinonimo di schiavo o malfattore, contrassegno indelebile di una persona indesiderata e poco raccomandabile. Da qui, almeno in occidente, sarà questa la sua funzione principe per più di mille anni, scomparendo dalle usanze del popolo e della gente comune, ma non smettendo mai, al tempo stesso, di essere il segno distintivo di alcuni “gruppi”, più o meno segreti.

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