Quando il collezionista d'arte e bibliofilo Franco Maria Ricci ha lasciato il timone della sua casa editrice straordinaria, ha salutato i suoi lettori citando Voltaire: "Laissez-moi cultiver mon jardin". Da allora, il celebre editore si è dedicato alla creazione di un labirinto monumentale, di gran lunga il più grande labirinto del globo, nella sua casa di campagna a Fontanellato, appena fuori Parma.

Veduta aerea del Labirinto della Masone (© Franco Maria Ricci/Foto Carlo Vannini)in foto: Veduta aerea del Labirinto della Masone (© Franco Maria Ricci/Foto Carlo Vannini)

"Il mio è un labirinto e anche un giardino. Insieme alle grotte e ai ninfei, giardini e labirinti sono tra le fantasie più antiche dell’umanità. Il Giardino, o Eden – così bello che Adamo ed Eva, freschi di creazione, continuavano a stropicciarsi gli occhi dallo stupore – incarna l’innocenza e la felicità; il Labirinto è, invece, una fonte di turbamenti: riflette la perplessa esperienza che abbiamo della realtà e la fatica nel percorrere la vita", dichiara Ricci, non solo editore d’arte e grafico ma anche un passato da giovane speleologo  con tanto di abiti appropriati, torce elettriche, corde e ramponi. Il complesso, che copre sette ettari di terreno e aprirà agli inizi del 2015, è un parco culturale progettato con gli architetti Pier Carlo Bontempi e Davide Dutto, interamente con piante di bambù di specie diverse. Il bambù è una pianta straordinaria, che non ha malattie, non si spoglia d’inverno, purifica l’aria dall’anidride carbonica come da Protocollo di Kyoto e non provoca disastri in caso di tifoni o trombe d’aria, e sicuramente, nel suo essere esile, di un'eleganza unica.

Immagini dei corridoi in bambù del Labirinto (© Franco Maria Ricci/Foto Massimo Listri)in foto: Immagini dei corridoi in bambù del Labirinto (© Franco Maria Ricci/Foto Massimo Listri)

"Sognai per la prima volta di costruire un Labirinto circa venti anni fa, nel periodo in cui, a più riprese, ebbi ospite, nella mia casa di campagna vicino a Parma, un amico, oltreché collaboratore importantissimo della casa editrice che avevo fondato: lo scrittore argentino Jorge Luis Borges". Dieci anni sono trascorsi da quando sono iniziati i lavori del parco culturale e tutto questo è ora anche un libro. Nel volume “Labirinti” curato da Franco Maria Ricci e pubblicato da Rizzoli, nelle librerie di tutto il mondo dal mese di novembre 2013 (con una superba introduzione di Umberto Eco) viene presentato il progetto corredato di bellissime illustrazioni. E si sa, scrivendo s’impara: "Tre sono le forme del labirinto classico: quella cretese a sette spire; quella del labirinto romano, con angoli retti e suddivisa in quartieri (quattro labirinti intercomunicanti); quella del labirinto cristiano a undici spire, del tipo Chartres".

Pianta del Labirinto (© Franco Maria Ricci/Pier Carlo Bontempi)in foto: Pianta del Labirinto (© Franco Maria Ricci/Pier Carlo Bontempi)

Il Labirinto di Ricci si ispira alla forma romana, ma rielaborata, con un centro e un perimetro a forma di stella, figura cara al Filarete a a Michelangelo, e quattro labirinti interconnessi. All'interno dei percorsi sono state introdotte piccole trappole, come bivi e vicoli ciechi, che nei labirinti romani, rigorosamente univiari, non esistevano. Il complesso ospiterà spazi culturali per più di 5000 metri quadrati, destinati alla collezione d’arte di Franco Maria Ricci (circa 500 opere dal Cinquecento al Novecento) e a una biblioteca dedicata ai più illustri esempi di tipografia e grafica, tra cui molte opere di Giambattista Bodoni (su cui Ricci ha curato recentemente uno splendido volume monografico) e l’intera produzione di Alberto Tallone. Completeranno naturalmente questa collezione storica tutti i libri curati da Franco Maria Ricci in cinquant’anni di attività.

Alzato colorato ad acquerello della piramide all’interno del Labirinto (© Franco Maria Ricci/Pier Carlo Bontempi)in foto: Alzato colorato ad acquerello della piramide all’interno del Labirinto (© Franco Maria Ricci/Pier Carlo Bontempi)

Una piazza di duemila metri quadrati contornata da porticati e ampi saloni sorgerà al centro del labirinto e qui verranno ospitati concerti, feste, esposizioni e altre manifestazioni culturali. Una struttura a forma piramidale, prospiciente la piazza, accoglierà una cappella come simbolo di fede. Sul retro della piramide, una porticina discreta permetterà di uscire dal labirinto, e sopra la porticina, sarà scolpita la parola Jerusalem, in ricordo della locuzione chemins de Jérusalem che serviva a indicare, durante il Medioevo, certi grandi labirinti percorribili, nelle chiese della Francia del Nord. Accanto al Labirinto sorgeranno un Museo, una Biblioteca, una Scuola e un Archivio, facendo del labirinto un punto d’incontro e un luogo sociale che, con la Fondazione Franco Maria Ricci, a cui il labirinto appartiene, avrà il compito di custodire e promuovere la conoscenza delle opere conservate nel complesso, e difendere, secondo criteri non meramente conservativi, il paesaggio.

Immagini degli edifici neoclassici progettati da Franco Maria Ricci insieme all’architetto Pier Carlo Bontempi in costruzione dentro al Labirinto (© Franco Maria Ricci/Foto Massimo Listri)in foto: Immagini degli edifici neoclassici progettati da Franco Maria Ricci insieme all’architetto Pier Carlo Bontempi in costruzione dentro al Labirinto (© Franco Maria Ricci/Foto Massimo Listri)

"Da un vecchio la gente si aspetta solo ripetizioni, via via sempre più stanche; non so se i Fati, o una mia scelta, mi abbiano evitato quel destino. Non tutto il male vien per nuocere. Se la casa editrice FMR fosse ancora mia, forse continuerei a inventare, con minore entusiasmo, libri abbastanza simili a quelli inventati tanti anni fa. Invece, quando parlo del Labirinto, colgo negli occhi dei miei interlocutori lampi di una perplessità che mi lusinga e mi piace, perché è riservata di solito ai progetti avventurosi dei giovani", ha spiegato Franco Maria Ricci. "Forse è colpa dell’età, ma ormai penso al Labirinto di Bambù soprattutto come a un lascito – a un modo di restituire, a un lembo di Pianura Padana che comprende Parma, il suo contado e le città vicine, una parte almeno del molto che mi ha dato".