Sia nelle mie opere pittoriche che per gli oggetti di arredamento utilizzo per lo più materiale di riciclo e parto dall'utilizzo di vecchi pezzi per dargli nuova vita. Un vecchio ripiano di una cucina può diventare base per un quadro, come possono diventarlo ritagli di legni di falegnameria di qualsiasi tipo e dimensione e come può diventarlo una vecchia anta di un mobile. Più l'oggetto da cui si parte è vissuto e più ha del suo da donare all'opera. In qualche modo si rigenera regalando la sua anima a ciò che diventerà. Difficilmente faccio tagliare appositamente i pezzi per creare. Mi ispiro alla forma primaria che hanno quando mi saltano agli occhi.

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Antoine-Laurent Lavoisier.

Per quanto riguarda la sedia "Sonouncassetto?(anche questo titolo diciamo è una costante delle mie creazioni, spesso gli oggetti, i quadri, le scultura si fanno domande, come se cercassero la loro vera natura e come se parlassero a chi le guarda) l'idea è venuta da un ritaglio che avevo in casa a forma di ricciolo, il taglio in negativo di una parte di un altro mobile e da lì l'idea di farne uno schienale… E poi il desiderio di unire in un oggetto di arredamento la funzionalità e l'estetica.

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La sedia diviene anche cassetto e il cassetto diviene sedia, riuscendo a convivere armonicamente nello stesso oggetto e razionalizzando lo spazio a disposizione. Il cassetto è visibile ma allo stesso tempo occupa uno spazio altrimenti inutilizzato. Il materiale di partenza è quasi sempre il legno, per lo più il cosiddetto multistrato a basso costo, ma sto lavorando anche ad altri prototipi con legni di recupero. Ad esempio: avete mai pensato che le doghe di un letto potessero diventare una seduta di design?

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Interessata fin da bambina al mondo dell'arte in tutte le sue sfaccettature, Ilaria Berlingeri, assorbe da esso l'essenza più intrinseca, riuscendo a farla propria ed a tramutarla nelle sue opere con forza e caparbietà. Ne risultano lavori molto personali, carichi di significato più o meno apparente. Più o meno svelato. Più o meno nascosto, al primo colpo d’occhio. Lavora da molti anni a Roma, dove si laurea in storia e critica del cinema, e dove si occupa di ufficio stampa e svolge il lavoro di giornalista per l’arte, la musica e lo spettacolo. Dalla sua città trae il senso di eterna crescita, di eterno caos, di eterna bellezza perfetta e imperfetta. Ne conquista la perfetta imperfezione. Il gesto, nelle sue opere, è ricercato e preciso, ma allo stesso tempo istintivo e primordiale. Il legno, le garze, le vernici, diventano materiale sia di partenza che di finalità. Gli elementi primari, spesso di recupero, si caricano e si fanno carico di emotività, forza e debolezza. Un carico che risulta visivamente tangibile.