Non sarà più possibile incontrare Luigi Caccia Dominioni in Piazza Sant’Ambrogio 16, dove l'architetto milanese aveva il suo studio e dove nacque il 7 dicembre del 1913 (giorno di Sant’Ambrogio). Luigi Caccia Dominioni è morto il 13 novembre 2016, poche settimane prima di compiere 103 anni, e con lui il mondo dell'architettura perde uno degli ultimi veri Maestri. Le sue opere hanno influenzato l'estetica urbana della Milano contemporanea e introdotto un nuovo concetto dell'abitare che risulta ancora attuale in Architettura.

Luigi Caccia Dominioni è l'ultimo dei grandi della Architettura italiana. A lui si deve l'immagine elegante, austera e moderna di Milano che oggi ancora costituisce un valido riferimento per importanti progettisti contemporanei, come Cino Zucchi o Herzog & De Meuron. Nonostante la sua riservatezza e il sospetto dell'Accademia e della cultura di sinistra, per i quali era visto come l'architetto dei "ricchi", lo hanno tenuto ai margini del potere, Luigi Caccia Dominioni ancora oggi fornisce un valido esempio da seguire nella progettazione architettonica, dalla casa alla città.

Luigi Caccia Dominioni progettava architetture da vivere, contro tutti gli archistar che pensano all'architettura solo come ad un monumento di sé stessi. Per Dominioni la casa era come una microcittà, con i suoi spazi comuni e privati, i suoi percorsi e i vincoli: “…non c’è mai un problema di scala, tutto quello che si fa è sempre in rapporto all’uomo…”, spiegava l'architetto milanese. Costantemente in bilico tra tradizione e modernità, Dominioni opera in Italia nell'immediato dopo Guerra: emblematico è diventato il progetto della sua casa di Piazza Sant'Ambrogio dove elementi, come la facciata tripartita o la scala circolare con ascensore al centro, saranno cifra stilistica del suo modo di fare architettura, capace di influenzare anche le future generazioni fino ai giorni nostri.

Tutto parte dalla pianta nei progetti di Luigi Caccia Dominioni: lui stesso si definiva un "piantista", termine inesistente in italiano ma che per Dominioni voleva indicare l'importanza di partire dalla pianta nella progettazione architettonica. La sua architettura supera le suggestioni razionaliste che avevano influenzato l'architettura europea di inizio Novecento per creare uno stile del tutto nuovo in cui l'involucro ha la stessa importanza della distribuzione interna, come nei suoi complessi per abitazioni e uffici in Corso Europa, in Corso Italia o in via Nevio. "Mi sono sempre appassionato agli spazi piccoli e ho sempre dato l'anima per farli sembrare più grandi, ad esempio allungando i percorsi, contrariamente a una certa tendenza che tende a ridurli. L'ingresso diretto in soggiorno non lo amo perché non riserva sorprese, mentre il compito dell'architetto, io credo è anche quello di suscitare un succedersi di emozioni… I miei ingressi, le mie scale, persino i mobili sono soluzioni urbanistiche".

Quello di Luigi Caccia Dominioni, più che uno stile, è stato un modus operandi. La sua architettura si è distinta per la capacità di inserirsi nel contesto, utilizzando materiali sempre legati alle caratteristiche del luogo, riprendendo elementi della tradizione e della storia italiana ma sempre con occhio innovatore. Il suo modo di fare architettura, rivolto sempre al paesaggio e al contesto, risulta più contemporaneo dei contemporanei. Lo stesso Caccia Dominioni non nasconde la sua grande passione per il disegno del verde, tema assolutamente attuale nelle città di oggi: le sue architetture, in relazione costante con il paesaggio attraverso aperture e scorci che ritagliano vedute, sono evidenti segni di una sensibilità contemporanea dell'abitare che ha ispirato i costruttori e i professionisti del boom economico milanese, incapaci spesso di riproporne lo spirito e la qualità, ma che ancora oggi rappresenta un modello di architettura a cui aspirare per costruire le città del domani.