Il nuovo anno accademico è ormai alle porte e per molti il primo confronto con l'Università inizia in queste settimane. Milioni di studenti in questo momento si stanno interrogando su quale facoltà scegliere, dove iscriversi, che tipo di università considerare, pubblica, privata, in Italia, all'estero. Altri sono alle prese con i test d'ingresso ai corsi a numero programmato, a caccia di un posto da matricola nelle facoltà blindate.  E già si registrano polemiche e si preparano i primi ricorsi.

IIT, Mies van de Rohe, Chicago (photo Pete Sieger)in foto: IIT, Mies van de Rohe, Chicago (photo Pete Sieger)

Ma non tutti considerano quanto possa essere fondamentale per uno studente, per il suo rendimento, il luogo in cui trascorrere i prossimi anni della carriera universitaria: le aule in cui studiare, gli spazi comuni dove trascorrere il tempo libero, i servizi, etc. Molti Architetti si sono invece interrogati proprio su questo tema: come dovrebbe essere un campus universitario o un edificio accademico? Il primo esempio che illustriamo è una pietra miliare della storia dell'Architettura moderna: il Campus Universitario dell’Illinois Institute of Technology di Chicago progettato da Ludwig Mies van der Rohe che è, insieme a Frank Lloyd Wright e Le Corbusier, uno dei maestri dell'architettura della prima metà del XX secolo.

Illinois Institute of Technology, Chicago.in foto: Illinois Institute of Technology, Chicago.

I lavori al campus di Chicago riguardavano edifici laboratorio progettati in maniera industriale ed economica. Mies non costruisce mai il nuovo fine a se stesso, il suo progetto e la sua tecnica scaturiscono dall'essenza e dalla finalità dell'edificio. Concepisce il campus che sta progettando come un'unità e non come una sequenza qualsiasi di edifici. Il rettangolo, la visibilità dello scheletro come mezzo ordinativo e la base della forma architettonica risalgono appunto a Mies. Il progetto per il nuovo campus dell'Illinois Institute of Technology, collocato in un'area degradata di Chicago sud, è significativo. Mies decide di adottare un modulo ordinatore di 24 piedi, articolando il quale realizza edifici differenti ma coerenti per struttura, che dispone in calibrata asimmetria lungo un asse viario principale.

Crown Hall, IIT, Chicago. Mies van de Rohe (Photo Pete Sieger)in foto: Crown Hall, IIT, Chicago. Mies van de Rohe (Photo Pete Sieger)

Attraverso lo studio delle funzioni di un'università, Mies arriva a definire un’idea generale di scuola accademica e, fra le tante possibilità tipologiche e costruttive che offrono i materiali e le tecnologie a disposizione, sceglie per un unico grande spazio indiviso, un’aula, un unico grande spazio trasparente e luminoso, in cui in un solo colpo d’occhio tutte le attività della scuola sono visibili e manifestano il valore che le accomuna: quello del lavoro collettivo di studenti e docenti. Mies insegnava infatti in questo grande spazio
luminoso. L'architetto de “il meno è più (less is more)” e “Dio è nei dettagli (God is in the details)”, in questo caso non ha costruito solo una bella struttura universitaria dunque ma ha definito anche una convincente idea di "scuola".

Crown Hall, Mies van de Rohe. (Photo Pete Sieger)in foto: Crown Hall, Mies van de Rohe. (Photo Pete Sieger)

La Crown Hall è l'edificio più significativo del campus. Esso è concepito come una successione di quattro portali che sostengono l'involucro vero e proprio dell'edificio costituito dalla copertura e da pareti di tamponamento in vetro e acciaio. Nella realizzazione di tali pareti, i profilati di acciaio contribuiscono in modo decisivo a rimarcare l'organizzazione compositiva dell'intero edificio. Altra particolarità inoltre è che essi siano stati utilizzati con una valenza decorativa.

Mies qui dimostra che utilizzando un ritmo uniforme e gli stessi materiali- strutture portanti metalliche, campi di riempimento in mattoni o in vetro – si arriva ad un'immensa varietà e ricchezza di soluzioni, purché le proporzioni, le textures, gli snodi e i finimenti non siano meccanicamente ripetuti, ma ristudiati volta per volta.