Madeline Gins, acclamata artista americana, architetto e poetessa, è morta di cancro lo scorso 8 gennaio 2014 a New York. Aveva 72 anni. Con il suo partner creativo e marito, l'artista e architetto giapponese Shusaku Arakawa, ha trascorso gli ultimi cinque decenni della sua vita nella costruzione di opere letterarie, artistiche e architettoniche che esplorassero le capacità del corpo e la sua continua lotta contro la morte.

Madeline Gins e marito Shusaku Arakawa (Photo Reversible Destiny Foundation)in foto: Madeline Gins e marito Shusaku Arakawa (Photo Reversible Destiny Foundation)

La visione della coppia, così come articolata nei loro scritti pubblicati e nei loro progeti realizzati, era più che utopistica: si proiettava non solo verso una qualità della vita migliore ma, idealmente, verso la vita eterna attraverso il design. Anche dopo la morte di Arakawa nel 2010, Gins ha continuato a lavorare sulla ricerca di un'"architettura procedurale" e la loro eredità sarà portata avanti dalla Fondazione Reversible Destiny, fondata dalla coppia nel 1987. Dal 1963, Arakawa e Madeline Gins hanno collaborato per produrre una visione della realtà a confine tra arte e architettura. Il loro lavoro seminale, il meccanismo di significato, il primo progetto di ricerca arte-scienza su larga scala, è stato esposto ampiamente in tutto il mondo. Gli scritti di Gins sono stati descritti dal critico d'arte e filosofo, Arthur Danto: "come Einstein adattato per Wittgenstein da Gertrude Stein".

Lofts Reversible Destinyin foto: Lofts Reversible Destiny

Il duo aveva apertamente dichiarato di aver deciso di non morire, e hanno tentato di invertire il processo di invecchiamento e prevenire la morte. Vediamo se si può seguire la logica per la creazione di una architettura contro la morte. Negli ultimi decenni, il team di Reversible Destiny Foundation ha costruito progetti architettonici come le Reversible Destiny Lofts in memoria di Helen Keller: un complesso residenziale di baccelli accatastati dai colori vivaci in un sobborgo di Tokyo. Queste nove unità abitative sono state il primo esempio di architettura procedurale realizzata (definita come un'architettura di precisione e invenzione senza fine). Ogni appartamento dispone di una sala da pranzo con un pavimento granuloso che degrada in modo irregolare, una cucina incassata e uno studio con un pavimento concavo. Interruttori elettrici sono situati in luoghi inaspettati sulle pareti in modo da dover cercare quella giusta. Una porta a vetri della veranda è così piccola che bisogna piegarsi e strisciare fuori. "Costantemente si perde l'equilibrio, così devi raccogliere te stesso, aggrapparti ad una colonna e, occasionalmente, inciampare e cadere".

Reversible Destiny Lofts – Mitaka by Arakawa and Madeline Gins. Photograph by Masatako Nakanoin foto: Reversible Destiny Lofts – Mitaka by Arakawa and Madeline Gins. Photograph by Masatako Nakano

Vivendo in maniera scomoda, secondo i due architetti visionari, è possibile scongiurare la stagnazione, e anche la morte inevitabile. "In virtù di come è costruito, e a come gli elementi e le caratteristiche sono giustapposti, le Lofts Reversible Destiny – Mitaka (in memoria di Helen Keller) invitano all'azione ottimista e costruttiva. Cosa potrebbe essere più ottimista e costruttivo di uno spazio di vita che in ogni modo sia pungoli e persuada i suoi abitanti a continuare a vivere per un tempo indefinito o per un lungo periodo di tempo?!". Con questo spirito, nonostante la triste notizia, Madeline Gins resterà immortale perchè sarà la creatività a resistere.