A Napoli sta spopolando l'iniziativa del pianoforte pubblico presso la Stazione Centrale. Chiunque passi in stazione viene catturato ed incantato dal suono di un pianoforte posizionato lì affinché chiunque possa suonarlo, esperti oppure no. Perché la musica in un luogo pubblico crea atmosfera, non si può negare. Ma il pianoforte giunto a Napoli non è l'unico nel suo genere. In realtà l'iniziativa risale al 2008 e nasce come opera d'arte dell'artista britannico Luke Jerram, nata quasi per caso a Birmingham, in Inghilterra. Il nome dell'opera è "Play me, I’m yours" e da allora questa frase ha fatto il giro del mondo, raggiungendo oltre 10 milioni persone. Da New York a Londra più di 1.500 pianoforti con la scritta "Play me, I’m yours" sono già stati installati in 50 città di tutto il mondo tanto da creare un vero e proprio movimento, o fenomeno, conosciuto come Street Piano.

Dalle stazioni ai parchi pubblici, i pianoforti di "Play me, I’m yours" sono a disposizione di tutti coloro che vogliano suonarli. Il tempo in cui un pianoforte resta in un luogo dipende dalla comunità che lo accoglie. È un progetto di arte effimera che ormai ha conquistato il mondo intero. Sempre più pianoforti pubblici sono stati infatti personalizzati e trasformati in altrettante opere d'arte. "Con la creazione di un luogo di scambio "Play Me, I'm Yours" invita il pubblico ad entrare in contatto, attivare e prendere possesso del loro ambiente urbano", si legge sul sito dell'opera. Play Me, I'm Yours è infatti un'iniziativa ufficializzata che adesso ha il suo spazio ad Hong Kong fino a fine dicembre. Ma, come il pianoforte nella stazione di Napoli, sono tanti i casi ispirati alla ormai famosa opera d'arte di Luke Jerram, perché lo scopo ultimo è solo quello di avvicinare le persone grazie alla musica: "L'idea di Play Me, I'm Yours è venuta dalla mia lavanderia locale", spiega Jerram, "Ho visto le stesse persone lì ogni fine settimana e ancora non si parlavano tra di loro. Improvvisamente mi resi conto che all'interno di una città, ci devono essere centinaia di queste comunità invisibili, che passano il tempo regolarmente tra di loro in silenzio. Posizionando un piano nello spazio era mia volontà trovare una soluzione a questo problema, agendo da catalizzatore per la conversazione e modificando la dinamica di uno spazio. Dove la gente si è incontrata per la prima volta intorno ai pianoforti, il progetto ha portato a diversi matrimoni in tutto il mondo".