Tutto è cambiato, il mondo è cambiato, dopo la caduta del Muro. Attraversando le città della Germania dell'Est oggi sembra di trovarsi in una terra dimenticata, dove gli essere umani sembrano essere spariti e il tempo si sia fermato. È questa la realtà raccontata negli scatti di Jeanne Fredac, artista francese, residente a Berlino. La sua serie fotografica “Rovine Contemporanee” è il frutto di un viaggio dal 2006 al 2015 tra edifici abbandonati e fabbriche in disuso della della vecchia RDT (Repubblica Democratica Tedesca) post caduta del Muro di Berlino. Nelle fotografie di Jeanne Fredac si può ammirare tutta la bellezza di quei "resti di una storia contemporanea improvvisamente congelata".

Tutto ha avuto inizio nella città di Lusatian, dove Jeanne Fredac, fotografa autodidatta, si è imbattuta nelle prime fabbriche in disuso, scheletri testimoni di un passato di vita, di sviluppo. "Le prime visite avevano un sapore incantato, l'eccitazione della scoperta, la puntura di pericolo e l'ignoto". Gli esterni erano tutti grigi, monotoni, ma all'interno di questi mostri di ferro e cemento, degli edifici abbandonati che la fotografa francese scopriva giorno dopo giorno, vi era un'esplosione di colore. La raccolta di scatti è continuata fino al 2015 dando vita alla serie fotografica “Rovine Contemporanee” che è possibile ammirare fino al 24 marzo 2017 a Napoli, presso l'Istituto francese e il Goethe-Institut.

Queste immagini ci parlano anche nel profondo. Queste stampe “positive” rievocano anche dei “negativi” che ciascuno sviluppa nel suo immaginario. Alcune scene popolate dagli assenti si profilano allora in noi secondo delle nostre fantasie… E’ la vita, il passaggio del tempo e delle sue interazioni che questi veri e propri quadri mettono in scena nel nostro spirito. Metafora dolce e tragica del cataclisma che è l’oblio per le cose che ci circondano ma anche per ognuno di noi.
Il trattamento dei colori partecipa alla sensazione di irreale, e non si è lontano dal fumetto in ciò che ha dato di più brillante: si pensa ad Enki Bilal di cui i personaggi potrebbero abitare come fantasmi in questi luoghi. L’irrisoria arroganza di questi spazi al tempo stesso svuotati e carichi serve un estetismo che non è affatto vuoto.

Paola Laura Gorla

Fabbriche, ospedali, caserme, teatri e case, lungo la sua strada Jeanne Fredac ha fotografato migliaia di edifici abbandonati. Della loro posizione o dei loro nomi la fotografa francese non fornisce alcun indizio: è l'osservatore dei suoi scatti a doversi iniziare ad una vera e propria caccia al tesoro. Nella collezione “Rovine Contemporanee” si sovverte il concetto comune di rovina contemporanea e si assiste ad un mondo ricco negli edifici fotografati nonostante siano stati abbandonati e lasciati in balia del tempo. Città disabitate, strade fiancheggiate da innumerevoli edifici decadenti, le fotografie sono testimoni della fugacità della vita umana. Con la sua arte Jeanne Fredac vuole esplorare i rapporti dell’uomo con lo spazio circostante attraverso le fotografie ma anche pitture, video e testi. I suoi lavori, oltre che a Napoli fino al 24 marzo, sono esposti in Francia, in Germania, negli Usa e in Danimarca.