Nulla è lasciato al caso, niente è stato affrontato con approssimazione, tutto è approfondito e stimolante, la 16a edizione de La Biennale di Architettura di Venezia a cura degli architetti Yvonne Farrell e Shelley Mc Namara dello studio irlandese Grafton Architects è già un trionfo. "Con #Freespace (tema della Biennale di Architettura 2018) vogliamo celebrare la capacità dell’architettura di spaziare dalla dimensione intima a quella pubblica" dichiarano gli architetti irlandesi alla conferenza stampa di apertura della più importante Mostra internazionale di architettura, che si svolgerà a Venezia dal 26 maggio al 25 novembre 2018.

Il Manifesto della 16a edizione de La Biennale di Architettura 2018, voluto dagli architetti Yvonne Farrell e Shelley Mc Namara, è un vero vademecum e dichiarazione di intenti su cui tutti i 71 partecipanti alla mostra Freespace, le 65 partecipazioni nazionali e i 29 partecipanti alle Sezioni speciali sono stati chiamati a riflettere. Il programma della Biennale di Architettura porta a Venezia un'esperienza globale di tutti coloro che fanno architettura nel mondo e che sono stati invitati dalle curatrici a fornire una propria visione di "Freespace". La 16a edizione de La Biennale di Architettura di Yvonne Farrell e Shelley McNamara mette in risalto il ruolo dell'architettura nella vita quotidiana, esamina l'architettura dal punto di vista della qualità dello spazio pubblico e privato, dello spazio urbano, del territorio e del paesaggio. Il concetto di Freespace dello studio irlandese Grafton Architects interesserà ogni visitatore, anche chi non partecipa in modo attivo alla professione dell'architettura.

La mostra Freespace

Questa edizione diretta da Yvonne Farrell e Shelley McNamara pone al centro dell'attenzione la questione dello spazio, della qualità dello spazio, dello spazio libero e gratuito. La Mostra FREESPACE si articola tra il Padiglione Centrale ai Giardini e l’Arsenale. Il tema ha interrogato 71 partecipanti sul concetto di "freespace". Space, free space, public space, possono rivelare la presenza ma anche l'assenza dell'architettura. Le curatrici hanno utilizzato il Manifesto FREESPACE proprio come punto di riferimento per la realizzazione della Mostra, come misura e guida per trovare una coesione nella complessità di una Mostra di enormi dimensioni come la Biennale. Per Yvonne Farrell e Shelley McNamara tutti hanno il diritto di beneficiare dell'architettura perché la pratica dell'architettura riguarda appunto il contribuire, il coinvolgere e il ribadire la continuità della cultura architettonica. L'architettura porta insieme passato, presente e futuro.

Quando abbiamo scritto il Manifesto, volevamo che contenesse soprattutto la parola spazio. Volevamo scovare anche nuovi modi di utilizzare le parole di ogni giorno, che potessero in qualche modo portarci tutti a ripensare il contributo aggiuntivo che noi, come professionisti, possiamo fornire all'umanità. Per noi l'architettura è la traduzione di necessità – nel significato più ampio della parola – in spazio significativo. Nel tentativo di tradurre FREESPACE in uno dei tanti splendidi linguaggi del mondo, speriamo che possa dischiudere il ‘dono' che l'invenzione architettonica ha la potenzialità di elargire con ogni progetto. La traduzione ci permette di mappare e di rinominare il territorio intellettuale e quello vero. La nostra speranza è che la parola FREESPACE ci permetta di sondare le aspirazioni, le ambizioni e la generosità dell'architettura.
Yvonne Farrell e Shelley McNamara

Sono 71 gli architetti invitati alla Mostra "Freespace". Ci sono alcuni nomi notevoli come Alvaro Siza, Paulo Mendes da Rocha, Rafael Moneo,Kazuyo Sejima + Ryue Nishizawa di SANAA, Studio Odile DECQ, Toyo Ito & Associates, David Chipperfield Architects, Sandra Barclay che è stata nominata "Architect of the Year" ai prestigiosi Women in Architecture Awards all'inizio di marzo, Elemental, l'ufficio di Alejandro Aravena che è stato curatore della Biennale di Architettura 2016 e che torna a Venezia per partecipare alla 16a edizione della Biennale. Gli architetti contemporanei che espongono al Padiglione Centrale dei Giardini della Biennale di Venezia hanno dato vita ad installazioni sbalorditive che riflettono sul concetto di spazio e tempo. Ai 71 partecipanti sono affiancati quelli raccolti in due sezioni speciali: la prima, nel numero di 16 partecipanti, si intitola Close Encounter, meetings with remarkable projects ed espone i lavori che nascono da una riflessione su progetti noti del passato. Il presente ed il futuro dell'architettura sono motivo di riflessione per gli architetti che espongono alle Corderie dell'Arsenale nella sezione "The Practice of Teaching", che raccoglie i lavori di 12 architetti sviluppati nell’ambito dell’insegnamento, perché "una componente essenziale per assicurare la continuità della tradizione in architettura è la pratica dell'insegnamento. Molti dei professionisti invitati sono attivi nel campo della didattica. Il mondo del fare e del costruire si fonde con il mondo dell'immaginazione che viene così valorizzato in Mostra".

Partecipazioni Nazionali

Sono 63 i paesi che hanno accettato l'invito delle curatrici Yvonne Farrell e Shelley McNamara a partecipare alla 16a edizione de La Biennale di Architettura. Ogni paese è stato incoraggiato a portare a Venezia il proprio Freespace con nuovi modi di vedere il mondo e nuove soluzioni con cui l'architettura può offrire benessere e dignità ad ogni cittadino su questo fragile pianeta. Sette paesi partecipano per la prima volta: Antigua e Barbuda, Arabia Saudita, Guatemala, Libano, Mongolia, Pakistan e Santa Sede.

La partecipazione della Santa Sede è sicuramente una delle più interessanti: il padiglione è costituito da undici "cappelle vaticane" realizzate in un'area boschiva sull'isola di San Giorgio Maggiore. La prima è una ricostruzione della ‘cappella nel bosco' dell'architetto svedese Erik Gunnar Asplund, le altre dieci portano la firma di alcuni degli architetti contemporanei più famosi architetti come Eduardo Souto de Moura, Carla Juaçaba e Norman Foster. Il curatore del padiglione della Santa Sede è Francesco Dal Co, professore italiano di storia dell'architettura allo IUAV (Istituto Universitario di Architettura Venezia) che ha voluto destinare le diverse cappelle, una volta terminata la Biennale, a luoghi dove necessita una "casa di culto".

Il padiglione della Germania, "Unbuilding Walls", è una riflessione sui recenti dibattiti sulle nazioni, sul protezionismo e sulla divisione tra i popoli. Sottolineando i 28 anni dalla caduta del muro di Berlino, Lars Krückeberg, Wolfram Putz e Thomas Willemeint di GRAFT e Marianne Birthler strutturano il padiglione tedesco come un'indagine architettonica e urbana sui confini e le divisioni in relazione al processo di guarigione di uno spazio. Nel padiglione sono esposti una serie di progetti architettonici sull'ex striscia di confine che hanno trasformato un vuoto al centro di una città in un nuovo spazio vitale. Così il padiglione tedesco approfitta di un tema attuale e di questo significativo momento storico per discutere delle speranze per il futuro.

Il padiglione UK è un'impalcatura sullo storico edificio dei Giardini. Dentro il tradizionale edificio de La Biennale di Venezia regna il vuoto, tutto attorno è stata creata un'impalcatura che conduce ad una piazza. Il progetto, "Isola", curato da Caruso St John Architects in collaborazione con l’artista Marcus Taylor è una riflessione sulla condizione attuale della Gran Bretagna dopo la Brexit. Il Padiglione della Francia, Infinite Spaces, espone i modelli di dieci riqualificazioni esemplari in Francia che hanno visto la trasformazioni di luoghi dismessi in spazi creativi grazie all'impegno di professionisti, cittadini e istituzioni. Il Padiglione Italia, a cura di Mario Cucinella, si intitola "Arcipelago Italia, ed è un viaggio attraverso lo stivale, dall’appennino tosco-emiliano a Gibellina, che racconta un paese variegato e complesso. Il padiglione dell'Australia è un'installazione che utilizza 30.000 semi di 65 specie di piante praterie della pianura occidentale, che ha lo scopo di ricordare a tutti noi ciò che è in gioco quando occupiamo una terra.