Il 10 giugno 1926 Antoni Gaudì, uno dei più geniali architetti della storia, perdeva la vita davanti alla sua opera più maestosa, la Sagrada Familia. Quando intervennero i soccorsi per tirarlo fuori dal tram numero 30 che lo aveva investito, tutti pensavano fosse un senzatetto, probabilmente ubriaco. Aveva un aspetto molto malandato quell'uomo che giaceva sotto il tram: la giacca troppo grande, i pantaloni logori, le tasche bucate con delle noci e dell'uva passa all'interno, le gambe fasciate per combattere il freddo, molto magro e pallido. Fu portato in un ospedale per indigenti e passò un giorno prima che qualcuno lo riconoscesse. Fu proprio il cappellano delle Sagrada Familia a riconoscerlo ma era già troppo tardi. Antoni Gaudì aveva 74 anni quando perse la vita nella città, Barcellona, che conserva la sua eredità più preziosa, le sue opere di Architettura.

Sono trascorsi 90 anni dalla morte di Antoni Gaudì, il più importante architetto spagnolo e uno dei più illustri maestri della storia dell'Architettura. Barcellona è una delle più belle città del mondo proprio grazie alle architetture di Gaudì, massimo esponente del modernismo catalano: sette delle sue opere sono state dichiarate Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco. Malgrado la sua fama come architetto e la sua ricchezza, Antoni Gaudì visse una vita irregolare, completamente dedicata all'Architettura e la sua strana morte fu emblematica del modo in cui conduceva la sua vita.

Soprannominato l'architetto di Dio, Antoni Gaudì ha pervaso ogni sua opera di religiosità e misticismo fino a progettare una cattedrale dell'umanità, la sua Sagrada Familia, che non ha potuto vedere completata. Tutte le sue architetture, da casa Battlò, Mila fino al Parc Guell, sono ricche di simboli e riferimenti mistici, cristiani e cattolici. La sua importanza e la sua spiritualità lo hanno seguito anche dopo la sua morte tanto che nel 1998 è stato avviato un processo di beatificazione e canonizzazione che dal 2003 è giunto presso la Santa Sede. Gaudì stesso interpretava la sua professione di architetto come uno strumento per avvicinare l'uomo a Dio; spesso diceva: "Chi cerca le leggi della natura per conformare ad esse opere nuove, collabora con il Creatore".

Antoni Gaudì riusciva a trarre dai materiali la loro massima espressività. Le Corbusier, di cui fu precursore per la "pianta libera" che ritroviamo in Casa Milà, definiva il famoso architetto catalano come "il plasmatore della pietra, del laterizio e del ferro". Tra le sue mani i materiali riuscivano ad acquistare una plasticità e a spingersi fino alle estreme possibilità come nessun altro architetto del 1900 è riuscito a fare. Per Antoni Gaudì l'architettura era come un organismo vivente fatto di forme straordinarie ed imprevedibili, come la natura, carico di tradizione e religiosità. Aveva solo 31 anni quando assunse l'incarico della costruzione del tempio Espiatorio della Sagrada Família, a cui dedicherà tutta la sua vita lasciando in eredità alla storia dell'architettura e all'umanità un patrimonio irripetibile e straordinario. Al suo funerale parteciparono in migliaia, provenienti da qualsiasi classe della società. Alcuni studenti di architettura portarono il su corpo a spalla fino alla cripta della Sagrada Familia da lui stesso progettata.