in foto: "Hope" di Abu Malik al–Shami – Daraya, Agosto 2014 (MEE / Majd el–Maaddamani)

"Hope" (speranza) è la parola che si ergeva sulla mura bombardate di Daraya mentre l'esercito siriano prendeva il controllo del sobborgo di Damasco nell'agosto del 2014. Quella parola scritta da una bambina in piedi su un cumulo di teschi è un murale realizzato dall'artista Abu Malik al-Shami che è giunto all'attenzione internazionale come il Banksy della Siria. Dall'agosto 2014 all'estate 2016 i murales di al-Shami sono comparsi in varie zone di Daraya, tanto che il suo lavoro è diventato il simbolo dello spirito dei combattenti ribelli siriani. L'artista siriano ha sempre agito di notte e di nascosto, proprio come Banksy, ma la sua arte ha ancora più valore in un momento storico così catastrofico come quello della guerra in Siria.

In tre anni di bombardamenti Abu Malik al-Shami ha realizzato 32 murales nei sobborghi di Damasco. Queste opere sono come fiori spontanei che arricchiscono le macerie di quelle che una volta erano case, scuole, uffici o ospedali. La tela di Shami dal 2014 al 2016 sono state appunto le rovine di Daraya. Shami è lo pseudonimo che si usa in Siria per proteggere amici e parenti controllati dal governo. E ora che l'esercito siriano ha preso il controllo di Daraya, si teme per il lavoro di Shami, diventato il simbolo dello spirito dei combattenti ribelli, e per la vita dell'artista stesso che di giorno ha continuato in questi anni a combattere tra i ribelli mentre di notte dipingeva i suoi murale di speranza.

L'identità di Shami è rimasta avvolta nel mistero, nonostante i suoi murale siano pubblici e portino la firma della comunità "Daraya". Del Banksy siriano si sia solo che approssimativamente ha 22 anni e che prima dello scoppio della guerra frequentava il liceo di Damasco. Le sue abilità artistiche già in età adolescente vennero usate per messaggi rivoluzionari nell'ambito di attività di protesta anti-governativa, fino al 2013 quando Shami prese parte al groppo ribelle di Daraya, il Free Syrian Army. Alla BBC racconta di aver iniziato in segreto a dipingere sulle rovine della sua città natale, ma ben presto, sempre più persone in città hanno cominciato a ad apprezzare i suoi murales e a dare suggerimenti su dove e cosa dipingere.

Il suo primo murale ritraeva una bambina intenta ad indicare un cuore dipinto ad un soldato prossimo ad andare a combattere. Ma il suo murale più celebre, rappresentativo dell'animo dei ribelli combattenti, è quello di una bambina, in piedi su un cumulo di morti, che scrive la parola "Hope" sul muro di una casa distrutta di Daraya. Quest'immagine ha fatto il giro del mondo e rappresenta appunto la speranza che la situazione in Siria possa cambiare. Intanto ad agosto 2016 la città di Daraya è caduta sotto il controllo dell'esercito siriano e tutti i combattenti ribelli sono stati costretti a scappare. Tra questi anche Abu Malik al-Shami che prima di lasciare la sua città ha fotografato tutti i suoi 32 murales prima di rifugiarsi nei dintorni di Idlib, sempre in Siria, dove continuerà il suo lavoro e dare voce allo spirito ribelle del paese.