Sarà aperta al pubblico dal 23 maggio al 29 novembre 2020 la 17. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia. Come ogni Biennale di Architettura, l'evento si svolgerà ai Giardini e all’Arsenale e in vari luoghi di Venezia. La Biennale di Venezia 2020 vedrà la partecipazione di 114 partecipanti provenienti da 46 paesi e saranno 63 le Partecipazioni Nazionali negli storici Padiglioni dei Giardini di Venezia.

"How will we live together?" è il tema della Biennale Architettura 2020 che il curatore Hashim Sarkis così spiega: "Abbiamo bisogno di un nuovo contratto spaziale. In un contesto caratterizzato da divergenze politiche sempre più ampie e da disuguaglianze economiche sempre maggiori, chiediamo agli architetti di immaginare degli spazi nei quali vivere generosamente insieme:
 insieme come esseri umani che, malgrado il crescente individualismo, desiderano connettersi tra loro e con le altre specie nello spazio digitale e in quello reale;
 insieme come nuove famiglie in cerca di spazi abitativi più diversificati e dignitosi;
 insieme come comunità emergenti che esigono equità, inclusione e identità spaziale;
 insieme oltrepassando i confini politici per immaginare nuove geografie associative;
 insieme come pianeta intento ad affrontare delle crisi che richiedono un’azione globale affinché
si possa continuare a vivere.
Il tema della Biennale Architettura 2020 è il suo stesso titolo. Il titolo è una domanda. La domanda è aperta:
How: parla di approcci pratici e soluzioni concrete, evidenziando il primato della risoluzione dei problemi nel pensiero architettonico.
Will: segnala lo sguardo verso il futuro, ma ricerca anche visione e determinazione, attingendo al potere dell'immaginario architettonico.
We: sta per la prima persona plurale, è quindi un termine inclusivo (di altri popoli, di altre specie) e richiama una comprensione più empatica dell'architettura.
Live: significa non solo esistere ma anche prosperare, fiorire, abitare ed esprimere la vita, attingendo dall'ottimismo intrinseco dell'architettura.
Together: implica azioni collettive, beni comuni, valori universali, evidenziando come l'architettura sia una forma collettiva ma anche una forma di espressione.
?: Indica una domanda aperta, non retorica, che cerca (molte) risposte, celebra la pluralità di valori attraverso l’architettura e nell'architettura stessa."

Per la prima volta la Biennale di Architettura si svolgerà a Scale. Il curatore Hashim Sarkis ha concepito la sua Mostra in cinque Scale, cioè cinque temi di ricerca che daranno vita ad altrettante esposizioni presentate negli spazi esterni dell'Arsenale e dei Giardini di Venezia. La Mostra principale si articolerà tra il Padiglione Centrale ai Giardini, l’Arsenale e Forte Marghera, includendo 114 partecipanti in concorso provenienti da 46 paesi, con una rappresentanza crescente da Africa, America Latina e Asia. Oltre ai partecipanti invitati, la Biennale Architettura 2020 comprende Stations + Cohabitats, ricerche fuori concorso sui temi della Mostra sviluppate da ricercatori di università di tutto il mondo. La Mostra presenta anche grandi installazioni collegate a ognuna delle cinque scale che si disporranno negli spazi esterni dell’Arsenale e dei Giardini. Cinque architetti e un fotografo di architettura sono infine gli autori del progetto dedicato al gioco a Forte Marghera, che si chiamerà: "How will we play together?". 63 sono le Partecipazioni Nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia; 3 i paesi presenti per la prima volta alla Biennale Architettura: Grenada, Iraq e Uzbekistan. Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale sarà curato da Alessandro Melis. Durante la presentazione stampa della 17. Mostra Internazionale di Architettura, il direttore della Biennale di Venezia ha espresso le seguenti parole:

La Mostra di Architettura si è fatta adulta dopo anni di continuità.
Ripercorrendo oggi le varie edizioni del passato ci pare ancor più chiara la loro lettura. Ogni curatore si è collocato in un preciso punto di osservazione e con occhio indagatore ha cercato di mettere a fuoco le riflessioni che derivano dal punto di osservazione prescelto.
A volte i suoi occhi si sono concentrati più da vicino sulle tematiche proprie della disciplina. Se ne è riconosciuta l’esistenza e la vitalità in tempi in cui, come si diceva, sembravano esserci tanti architetti creativi ma sempre meno l’Architettura.
In altri momenti, direi più spesso, lo sguardo è andato sulle relazioni tra l’Architettura e la società civile, assumendo una dilatata idea di quale sia il campo proprio della disciplina, che è chiamata a dare risposte a diversi bisogni individuali e comuni.
E a questo proposito ci si è soffermati anche sulla capacità della società civile di formulare domande e di esprimere quei bisogni, e sugli ostacoli che si frappongono a una più diffusa presenza dell’Architettura e sui modi di superarli.
Un tema costante in tutti questi anni: quello dei vantaggi sociali che possono derivare dalla presenza dell’Architettura. Come abbiamo detto più volte, l’Architettura ci fa individui più consapevoli, ci aiuta a essere non solo consumatori, ma cittadini, ci stimola a considerare gli effetti indiretti delle nostre azioni, ci aiuta a comprendere meglio l’importanza dei beni pubblici e dei beni gratuiti. Ci aiuta a sviluppare una visione del welfare più completa.
La Mostra di Hashim Sarkis coglie in uno sguardo ampio problemi strutturali della società contemporanea, egli osserva, e noi con lui, che in tutte le aree del mondo sono in corso fenomeni di intenso cambiamento, assai diversi tra loro ma accomunati dalla necessità di importanti “aggiustamenti” nelle condizioni dell’abitare.
Lo sguardo del curatore e della Mostra è quindi ulteriormente dilatato. L’architettura diviene qui il riferimento di un vasto impegno interdisciplinare e di un vasto impegno culturale e politico.

Paolo Baratta