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ZERO. Scegli il file musicale di questa breve intervista

La cover di Michael Andrews di Mad World dei Tears for Fears, meglio nota come colonna sonora di Donnie Darko

ONE. Il tuo progetto che ha fatto storia

Mazze da "bicipolo" per tutti i miei amici. Abbiamo giocato a "bicipolo" per un'estate intera 20 anni fa, se ne parla ancora.

TWO. Cosa vorresti firmare

Ho un sogno, vorrei firmare una collezione di buon design in collaborazione con gli artigiani del mondo.

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THREE. In un progetto collettivo due nomi oltre al tuo

Ci sono due designer, uno l'opposto dell'altro per carattere e approccio al design mi piacerebbe collaborare con loro: Paolo Cappello, Mario Ferrarini

FOUR. Se e quanto il websharing ha cambiato il tuo lavoro

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FIVE. Le cinque cose che non mancheranno nel tuo prossimo WE

Due biglietti per una mostra ad Hong Kong, una matita, un pallone da calcio, "L'angelo Esmeralda" di Don DeLillo e lenzuola profumate.

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Se dico gettone Se dico gettone, penso al telefono, al colore, al seme, al metallo. Se dico gettone, penso di parlarti, di giocare, di crescere e di andare in giro per la città. Penso al bianco e nero e ai colori accesi, alla paura di perdere e alla conquista ancora sfocata. Penso di andare controcorrente, contro ogni scuola o pensiero obbligato. Vivo il presente, ascolto il passato e disegno il futuro. Perché con i miei progetti mi piace rischiare, sperimentare e raccontare storie. "Per i molti sensi che la parola può avere di gettone per il telefono (e cioè chiave per comunicare), di gettone per il gioco (e cioè con un valore che varia da un minimo a un massimo) e di gettone come pollone, germoglio ecc.". Così scrive Elio Vittorini a Italo Calvino in una lettera del 1951, parlando della collana “I gettoni” della casa editrice Einaudi, che nata nel ’33, era un mix di rigore intellettuale, istanza democratica e avversione verso il regime fascista. Il progetto di questa collana, che ebbe vita breve dal ’51 al ’58, era quello di essere sperimentale e innovativo, presentando giovanissimi scrittori alle prime armi ma dal talento manifesto. Una collana antiaccademica e antitradizionale, eterogenea e vicina alle esperienze del quotidiano, dove storie e idee erano racchiuse da una copertina sobria e semplice. E con un direttore editoriale, Vittorini per l’appunto, che aiutava i giovani narratori in un’operazione maieutica, correggendo, modificando e migliorando i testi con la sua matita rossa e blu. Se dico gettone, quindi, voglio migliorarmi, provare cose nuove e dare forma alle mie idee. Gettare il seme verso terre lontane e vedere se, chissà dove e chissà quando, crescerà.

Jacopo Zibardi nasce nella periferia milanese nell’82. Dopo gli studi al Politecnico di Milano, collabora con la rivista d'architettura Domus. Il Corriere della Sera lo definisce "ribelle" per la sua capacità di mettere tutto in discussione denunciando il sistema. Le sue idee e la sua sensibilità sociale trovano sfogo sia nel design che nell'illustrazione. Scrive e disegna Bozii, fumetto satirico sul design. Ha all'attivo diversi progetti con importanti marchi italiani tra i quali Zanotta e internazionali. Art director in Cina per lo sviluppo di un sogno: una nuova azienda di mobili di design dai sapori orientali.