Sin dall'antichità il rame era riconosciuto come un materiale vitale alla nostra salute. In Cina il rame era indicato con il "qi", simbolo per la salute; in Egitto era chiamato "ankh" ed era il simbolo della vita eterna; per i Fenici il rame era associato ad Afrodite, la dea dell'amore e della bellezza. Questo perché il rame e le sue leghe, come l'ottone, è un materiale naturale, passivo e antimicrobico in grado di auto-sterilizzare la sua superficie senza bisogno di elettricità o candeggina. Ecco perché, in questo periodo storico di pandemia globale, l'uso del rame è consigliato su tutte le superfici, in casa ma soprattutto nelle strutture ospedaliere per evitare che il virus propaghi.

"Abbiamo visto esplodere i virus", afferma Bill Keevil, professore di sanità ambientale all'Università di Southampton, "Atterrano sul rame e li degrada semplicemente. Quando influenze, batteri come E. coli, superbatteri come MRSA o persino coronavirus atterrano sulla maggior parte delle superfici dure, possono vivere fino a 4-5 giorni. Ma quando atterrano su rame e leghe di rame come l'ottone, iniziano a morire in pochi minuti e non sono rilevabili in poche ore". Diversi studi scientifici hanno dimostrato la natura antimicrobica del rame. Il rame è stata la prima, e finora unica, superficie metallica antimicrobica approvata dall'EPA, l'Agenzia per la protezione dell'ambiente. Sono oltre 400 le leghe di rame, come l'ottone o il nichel di rame (simile all'acciaio nell'aspetto) che sono state verificate dall'EPA essere anti virus e batteri. Ecco perché Keevil ne consiglia il maggior uso possibile, per maniglie, sanitari e altri oggetti, soprattutto negli ospedali. Perché, nonostante il rame risulti più costoso di alluminio e plastica, considerando che le infezioni causate dall'ospedale costano al sistema sanitario ben 45 miliardi di dollari all'anno solo negli USA, per non parlare della morte di ben 90.000 persone, si può ben comprendere quali sarebbero i risparmi e i vantaggi derivati dall'utilizzo del rame nelle costruzioni.

House in a garden – Gianni Botsford Architects
in foto: House in a garden – Gianni Botsford Architects

Nell'epidemia di colera del 1854-1855 non furono registrati decessi tra gioiellieri, orafi o fabbricanti di caldaie, cioè tra i lavoratori che usavano il rame. Il medico Victor Burq, secondo quanto riporta una ricerca di Vice, scoprì che anche i musicisti di strumenti in ottone risultavano meno esposti al virus. A Parigi nel 1865 ci fu l'epidemia di colera che provocò la morte di 6.176 persone, su una popolazione di 1.677.000 persone, cioè una media di 3,7 persone su 1.000. Tuttavia si è notato che delle 30.000 persone che lavoravano in diverse industrie del rame, morirono solo 45 persone, con una media dunque di circa 0,5 per 1.000. Questo perché chi maneggia il rame giorno dopo giorno è più protetto da una minaccia batterica grazie alla natura antimicrobica de materiale, come se il rame potesse determinare una sorta di sanificazione costante delle mani.

Infissi, reti elettriche, maniglie, corrimano, il rame ha avuto una grande diffusione durante la Rivoluzione industriale, per poi scomparire gradualmente in favore di nuovi materiali del XX secolo come plastica, vetro temperato, alluminio e acciaio inossidabile. Di fronte a una pandemia globale come quella che stiamo vivendo, si dovrebbe tornare ad usare di nuovo il rame nell'architettura e nel design, nella sanità, nel trasporto pubblico e persino nelle case. "E mentre è troppo tardi per fermare COVID-19,", afferma Keevil, "non è troppo presto per pensare alla nostra prossima pandemia".