Facciata bandiere – © Triennale Milano – foto Gianluca Di Ioia
in foto: Facciata bandiere – © Triennale Milano – foto Gianluca Di Ioia

“La 23ª Esposizione Internazionale Unknown Unknowns sarà un’occasione per portare avanti una riflessione collettiva sul futuro prossimo…Il tempo presente e l’epidemia di coronavirus ci hanno trasmesso una profonda fragilità, dovuta anche alla consapevolezza che la sfera dei fenomeni che non conosciamo – e che non sapevamo di non conoscere – si è enormemente ampliata. L’umanità intera si trova di fronte a una sfida che è insieme quella di ampliare la conoscenza – delle leggi dell’universo e della natura, del mondo vitale delle piante e degli animali, dei continenti sommersi della psiche e degli oceani – e di cambiare prospettiva sul ruolo che la nostra specie avrà nel decidere il futuro del pianeta Terra. Una sfida bellissima e difficile che Triennale, come sempre ha fatto nella sua storia, vuole trasformare in una riflessione collettiva e propositiva.”, con queste parole Stefano Boeri, Presidente di Triennale Milano e architetto di fama mondiale, ha presentato ieri la 23ª Esposizione Internazionale di Triennale Milano che si svolgerà dal 20 maggio al 20 novembre 2022 negli spazi del Museo meneghino. Il titolo dell'Esposizione è "Unknown Unknowns (Quello che non sappiamo di non sapere) An Introduction to Mysteries (Introduzione ai misteri)" ed è concepita come uno sviluppo sviluppa della riflessione scaturita dalla 22ª edizione Broken Nature.

L’Esposizione Internazionale di Triennale Milano è uno degli appuntamenti più importanti dedicati al design e all’architettura in campo internazionale. Da sempre la manifestazione è stat il palcoscenico e l'occasione per raccontare importanti cambiamenti socio-culturali, spesso anticipando tendenze e innovazioni epocali. dal 1923, anno della sua fondazione, i maggiori architetti, designer e artisti italiani e internazionali, hanno partecipato alle Esposizioni Internazionali come Le Corbusier, Giorgio de Chirico, Lucio Fontana, Franco Albini, Gae Aulenti, Cini Boeri, Pier Giacomo e Achille Castiglioni, Vico Magistretti, Enzo Mari, Alessandro Mendini, Bruno Munari, Jean Nouvel, Peter Eisenman, Franca Helg, Arata Isozaki, Charlotte Perriand, Renzo Piano, Gio Ponti, Ettore Sottsass, Nanda Vigo, Marco Zanuso. È poi dal 2000 che la Triennale si è definita come l’istituzione culturale aperta alle città che oggi conosciamo e che comprende mostre di architettura, design, arti visive, fotografia e moda, incontri, spettacoli di teatro, performance e concerti.

La 23ª Esposizione Internazionale di Triennale Milano includerà una mostra tematica, come le precedenti edizioni, e sarà concepita come uno spazio di dibattito e confronto aperto a tutti. Ersilia Vaudo, astrofisica e Chief Diversity Officer all’Agenzia Spaziale Europea (ESA), è stata scelta come curatrice della 23ª Esposizione Internazionale e introduce il tema "Unknown Unknowns (Quello che non sappiamo di non sapere) An Introduction to Mysteries (Introduzione ai misteri)" spiegando che “la realtà è fatta di misteri: conosciamo solo un piccolo 5% dell’universo, del fondo degli oceani, della nostra coscienza e di molti altri ambiti. La 23ª Esposizione Internazionale sarà una esplorazione e ci confronterà con l’emozione del cercare, del sorprendersi, del sentirsi fragili davanti alla vastità di ciò che ci sfugge, questo simbolico 95% di mondi sconosciuti con cui ci misuriamo. Il tutto mettendo a sistema competenze, culture e punti di vista diversi – designer, architetti, artisti, drammaturghi e musicisti – per confrontarsi con gli ‘Unknown Unknowns’, e partecipare a una esperienza profonda che offra la possibilità di uscire dalla zona di conforto di ciò che controlliamo e rovesciare la nostra idea di mondo.”. Il progettista dell’allestimento sarà infine l’architetto Francis Kéré, fondatore di Kéré Architecture, che afferma: "Mentre ci apprestiamo a immaginare l'allestimento dell’Esposizione Internazionale, non sappiamo, ad esempio, quali delle restrizioni ai movimenti nei percorsi espositivi resteranno in essere, o se emergeranno protocolli che ancora non conosciamo. Gli ‘Unknown Unknowns’ sono quindi parte integrante del processo di progettazione della mostra, e oggi siamo più consapevoli di prima del nostro ruolo nel plasmare il futuro. Un futuro che includerà anche molti più paesi africani, il che è particolarmente entusiasmante in quanto la loro partecipazione amplierà la nostra comprensione dell'identità e del lavoro svolto sugli ‘Unknown Unknowns’”.