Che le sue opere e la sua critica sul modernismo e sul postmodernismo rimarranno per sempre nella storia è un dato di fatto ma, purtroppo il "creatore di giardini" non è riuscito a vincere la sua battaglia contro il cancro. Si è spento a Londra, all'età di 80 anni, Charles Jenks, principale teorico dell'architettura postmoderna e figura di primo piano del paesaggismo inglese.

La sua storia e il futuro collegato alla natura

Nato Baltimora il 21 giugno 1939 da genitori scozzesi, dopo la laurea nel 1965 Jenks si trasferisce in Inghilterra, dove consegue un dottorato di ricerca in Storia dell'architettura presso l'University College di Londra, e studia sotto la guida dei critici dell'architettura moderna Siegfried Geidon e Reyner Banham: la sua tesi di dottorato nel 1972 divenne un libro del 1972 intitolato Modern Movements in Architecture.

Un libero di grande spessore, che lo portò al successo, e nel quale Jencks espose la sua teoria secondo cui, mentre l'architettura moderna si occupava di forma e angoli retti, l'architettura postmoderna avrebbe avuto a che fare con la natura, la mente e il corpo umani e il contesto urbano.

In un altro suo libro, intitolato The Iconic Building, criticò fortemente il simbolismo di edifici di prestigio come Gherkin di Foster, sostenendo che erano sintomi della rapace avidità degli accumulatori di proprietà e dell'ego incontrollato degli architetti.

Tra scienza e natura

Jencks ha realizzato numerosi giardini nel Regno Unito, tutti caratterizzati da riferimenti alla geometria frattale, alla genetica, alla teoria del caos, e non con l'intento di imitare la natura, ma di rivelarne i principi nascosti. Fra le principali realizzazioni di Jencks la sistemazione paesaggistica della Scottish National Gallery of Modern Art di Edimburgo, il giardino dello Jupiter Artland a Edimburgo, il Garden of Cosmic Speculation at Portrack House a Dumfries.

Ha progettato molti giardini e parchi in India, Germania e Sud Corea, a New York, Cambridge e Pechino, ed è anche la mente che si nasconde dietro ad alcune sculture ispirate al DNA, che sono esposte nei giardini di Kew e Cambridge. Tra i suoi progetti italiani più famosi, spicca il Parco Portello a Milano.