Lo chiamavano l'ingegnere della luce perché negli anni era diventata la figura principale dietro alle più belle e iconiche lampade italiane. È morto all'età di 84 anni Giancarlo Fassina, il "mago della luce" che dagli anni '60 in avanti si è fatto conoscere per le sue lampade di design, in particolare la Tolomeo di Artemide progettata insieme a Michele De Lucchi. L'illuminazione si è rivelata essere la sua arte e negli ultimi 50 anni ha collaborato con le più grandi aziende del settore per portare in vita dei prodotti dal design iconico e che in molti ancora ricordano.

Nato a Milano nel 1935, Fassina ha dapprima studiato all'Istituto Superiore di Ingegneria di Friburgo per poi laurearsi presso il Politecnico della città tedesca. La sua carriera ha inizio come responsabile della progettazione di un'azienda impegnata della realizzazione di motori endotermici; la svolta arriverà più avanti, dopo la fondazione di Artemide nel 1959 per mano di Ernesto Gismondi e Sergio Mazza. È con questa azienda che, a partire dal suo 30esimo compleanno, Fassina inizia a lavorare con la luce lavorando nel settore tecnico-progettuale e nel reparto di modellistica e prototipazione dei nuovi prodotti.

Una vita dedicata alla luce e alle sue sfaccettature: dagli allestimenti per mostre e musei allo studio delle ombre e dell'esposizione, di tutti quei dettagli che attraverso la luce possono essere esaltati per valorizzare determinati ambienti. È in Artemide che Fassina produce alcuni dei prodotti più iconici, come la sopracitata Tolomeo. Grazie alla lampada, nel 1989 ha vinto il Compasso d’Oro, il più importante riconoscimento nel design. Tanti i suoi lavori in ambito espositivo, come l'illuminazione della mostra su Hayez al Palazzo Reale di Milano, di "Design in Usa" al Castello Sforzesco e infine la progettazione dell'illuminazione dell'aula magna dell'Accademia di Brera.