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Effetto Bilbao ma l’Italia sembra esserne immune

Anche in Italia scoppia la moda delle “grandi firme” dell’architettura: concorsi e incarichi affidati ai più importanti architetti sembrano essere gli obiettivi di investitori e sindaci che sperano appunto nell’effetto Bilbao.
A cura di Clara Salzano
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Nella logica della competizione tra città, un gran peso assume oggi l’architettura e in particolare quella iconica. Uno degli strumenti che gli amministratori ritengono fondamentale per affermare la propria città sulla scena internazionale è la grande Architettura. Gli urbanisti di mezza Europa lo chiamano “Effetto Bilbao”, riprendendo la definizione del filosofo John Rajchman: quando le architetture spettacolari contribuiscono allo sviluppo economico di una città. È accaduto 15 anni fa a Bilbao, con il museo Guggenheim, una nave di titanio rilucente che esalta la vocazione marittima della città con un profilo dalle linee spezzate e dai volumi taglienti. Il Guggenheim Museum della capitale dei Paesi Baschi è uno dei massimi esempi di architetture museali ardite e avveniristiche. Progettato dall'archistar Frank O. Gehry, il museo è stato inaugurato ad ottobre 1997 e, da allora, è una delle mete europee più frequentate.

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Negli gli anni ’80 Bilbao era una città industriale, colpita da conflitti sociali, da un grave tasso di disoccupazione e di tossicodipendenza in aumento.  Il Guggenheim Museum è stato il primo esempio di trasformazione di un ex centro industriale in declino in una città europea fra le più visitate. I modelli di riqualificazione urbana che puntano sull’architettura contemporanea oggi sono definiti Smart City e Bilbao fa da porta bandiera di tale fenomeno: la città è riuscita a rinascere, dopo la crisi dell'acciaio e la dismissione dei cantieri navali, puntando su cultura e su nuovi edifici icona, realizzati da archistar del calibro di Gehry o di Norman Foster per la metropolitana, Santiago Calatrava con il suo ponte sinuoso e la torre di Arata Isozaki.

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Secondo uno studio GHnet: "Il giro d’affari generato dal Guggenheim Museum di Bilbao ha prodotto nel 2005 un valore aggiunto, nell'economia della Comunità Autonoma del Paese Basco, che ammonta a più di 186 milioni di PIL. Tale incremento di ricchezza ha prodotto, per l’Azienda Pubblica Basca, entrate aggiuntive quantificate in 30 milioni di euro derivanti da Iva e imposte societarie. Infine, lo stesso incremento ha contribuito al mantenimento di 4.893 posti di lavoro. Al di là delle cifre, molte altre sono le ricadute, forse meno tangibili, ma senza dubbio positive dell’istituzione del Guggenheim Museum. Il successo ottenuto dai processi di riconversione economica verso una centralità culturale ha infatti inserito Bilbao nei circuiti internazionali".

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Di questo si parla quando ci si riferisce all' effetto Bilbao: non solo dunque il richiamo provocato dalla spinta attrattiva dell'opera di Frank Gehry, ma l’intero progetto di riqualificazione della città voluto e programmato dagli amministratori locali, con esiti talmente fortunati da essere diventato un modello per altre realtà urbane desiderose di ravvivare la propria economia per trovare un proprio posizionamento nella mappa della globalizzazione. Ultimo caso di questa tendenza è Hertford, cittadina tedesca vicino a Dusseldorf e Hannover, dove Frank Gehry è stato chiamato per realizzare il MARTa, il museo d’arte contemporanea, con lo scopo di creare movimento culturale in un territorio escluso dai flussi turistici. O come la città asturiana di Avilés, sempre nel Nord della Spagna, che sta scommettendo sul suo nuovo centro culturale progettato da Oscar Niemeyer nel «tentativo di catturare il commercio globale, in un ambiente in cui si chiama l’architettura (o lo spettacolo dell’architettura) a svolgere un ruolo chiave».

Centro Niemeyer di Avilés, Asturie, Spagna. Fotografia: Alamy
Centro Niemeyer di Avilés, Asturie, Spagna. Fotografia: Alamy

Ma siamo certi che i celebrati musei stile Guggenheim di Bilbao facciano davvero rifiorire le città? Siamo certi che servano per il marketing urbano, il turismo e la crescita? Nell’ambito del dibattito internazionale nei campi dell’urbanistica e dell’architettura, ci si interroga se si tratti di un fenomeno temporaneo, destinato ad un rapido declino, o se oppure non si assista ad una svolta epocale nella teoria e nella pratica progettuale, provocata e sostenuta dai profondi cambiamenti sociali ed economici a livello globale tutt’ora in atto. Oggi le città per competere nel panorama internazionale pare debbano valorizzare e promuovere la propria identità culturale spettacolarizzandola, cioè rendendola visibile e accessibile. Solo in questo modo possono attrarre una classe creativa che, a sua volta, contribuisca a caratterizzarne lo status di city brand.

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Nel primo decennio del nuovo secolo, vi è stata una decisa fioritura di opere d'architettura eccezionali e, più in generale, si sta assistendo alla crescente spettacolarizzazione di intere parti di città o, ancora, alla costruzione di città-vetrina come Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. Richard Lacayo, critico d’arte di «Time» ha dichiarato: "Attualmente, a New York, lo ‘spettacolo’ delle arti e della cultura rappresenta una gigantesca impresa, che produce molto denaro ed è una delle principali fonti di lavoro. Da qui lo sforzo di città localizzate nei luoghi più disparati del pianeta, da Dallas ad Abu Dhabi, da Roma a Pechino, di emulare questo modello vincente, non solo realizzando musei, uno più fantasmagorico dell’altro, ma anche attivando politiche in grado di attrarre l’interesse sia degli operatori sia del pubblico". E così l’industria della cultura non ha più limiti, si costruiscono cattedrali nel deserto grazie al consenso generale e  degli amministratori locali che hanno l'obiettivo di richiamare orde di turisti. "Produrre Cultura" sembra essere diventata la parola chiave, come se fosse possibile riprodurla in modo seriale alla stregua di un bene tangibile.

Marina d'Arechi. Salerno
Marina d'Arechi. Salerno

Spesso però gli amministratori locali non riescono a capire che il valore dell’arte non si può quantificare numericamente. Lì dove l’economia è in perdita, si cerca di innescare ricchezza con nuove soluzioni innovative e l'ultima tendenza sembra essere il turismo culturale. Un caso eclatante ci viene fornito proprio in Italia, dal sindaco di Salerno Vincenzo De Luca che ha affidato a Frank Gehry il progetto di un termovalorizzatore: "un’occasione in più per realizzare un’opera d’arte" e accrescere la lista delle architetture di grandi nomi "funzionali all’obiettivo di inserire Salerno in un circuito internazionale di turismo culturale, come avvenuto proprio a Bilbao". Attraverso le politiche urbanistiche di De Luca (che bisogna in ogni caso lodare per aver portato qualità architettonica e posti di lavoro alla sua città), Salerno è diventata una piccola Dubai del Sud Italia, dove Oriol Bohigas ha lavorato al masterplan della città, Zaha Hadid ha progettato la stazione marittina nella Marina di Arechi, David Chipperfield, Jean Nouvel, Ricardo Bofill, Massimiliano Fuksas, Santiago Calatrava e Richard Rogers sono stati tutti chiamati a realizzare un'opera che dia lustro e visibilità internazionale alla città.

La caccia allo Star System è ormai divenuta una forma di marketing territoriale. Ma bisogna tener presente che a generare ricadute economiche sono i bei progetti, non i bei nomi dell'architettura. Luigi Prestinenza Puglisi, saggista, storico e critico dell'architettura, sostiene che "lo sforzo inoltre di tendere a un surplus di creatività produce un paradosso: da un lato, le città cercano di differenziarsi il più possibile le une dalle altre poiché solo a questa condizione possono sperare di essere sufficientemente attraenti; dall’altro, attuando politiche sostanzialmente identiche, realizzano edifici, quartieri o interi settori urbani tra loro sempre più simili". Sulla scia del sopracitato “effetto Bilbao”, la cultura sembra rappresentare l’eldorado del nuovo millennio. Ma gli economisti lo ripetono da tempo: "ciò che funziona su un dato territorio solitamente non è esportabile, anzi politiche economiche miracolose in un dato sistema possono rivelarsi catastrofiche in un altro. Chi si ispira al modello basco dovrebbe studiarne a fondo le caratteristiche e non solo i dati numerici e dovrebbe estendere la propria ricerca ad esempi simili che hanno però condotto a risultati del tutto diversi".

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Scrive il sociologo Amendola nel suo libro Tra Dedalo e Icaro. La nuova domanda di città“La creatività da sola non basta: l’obiettivo strategico è l’innovazione di cui la creatività diffusa è condizione necessaria ma non sufficiente. (…) La creatività di per sé non è sufficiente se non innesca un processo sequenziale, cumulativo e tendenzialmente irreversibile di innovazioni produttive, organizzative e politiche". Per creare un polo attrattivo e catalizzatore, come mostrano anche numerosi esperimenti falliti, non basta un edificio spettacolare come il Guggenheim di Bilbao: occorrono investimenti economici rilevanti ma soprattutto il favore di politiche mirate e coordinate, oltre che un'ottima pubblicità internazionale.

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