Installation view_Nanda_Vigo_and_Dan_Vo– © Triennale Milano – f…to Gianluca Di Ioia
in foto: Installation view_Nanda_Vigo_and_Dan_Vo– © Triennale Milano – f…to Gianluca Di Ioia

Dopo anni di studio, ricerca, confronto, pianificazione e organizzazione, dopo essere stata attesa, ripensata e rimandata a causa dell'attuale emergenza sanitaria, la mostra su Enzo Mari alla Triennale di Milano è stata finalmente inaugurata e aprirà al pubblico dal 17 ottobre 2020 al 18 aprile 2021. "Enzo Mari curated by Hans Ulrich Obrist with Francesca Giacomelli" è la più grande retrospettiva mai realizzata sul lavoro e il pensiero di Enzo Mari, una delle più importanti figure del panorama culturale e artistico italiano, che racconta oltre 60 anni di attività progettuale, attraverso progetti, modelli, disegni e materiali spesso inediti dell'ultimo grande Maestro del design italiano. L'esposizione è stata aperta contestualmente alla recente donazione dell’Archivio Mari, da cui provengono gli inediti in mostra, al CASVA – Centro di Alti Studi sulle Arti Visive del Comune di Milano, a condizione posta dallo stesso Mari che per quarant’anni nessuno possa avere accesso al suo Archivio. L'inaugurazione della mostra su Enzo Mari, insieme all'esposizione "Claudia Andujar, la lotta Yanomami" aperta al primo piano della Triennale di Milano, è anche il primo grande evento organizzato dopo il lockdown da Covid. L'ampia retrospettiva in Triennale costituisce dunque non solo la possibilità unica per approfondire la lunga carriera di Mari ma è stata anche un'occasione per ripensare le dinamiche di fruibilità degli spazi espositivi, e un monito per le istituzioni culturali a ripensare i propri valori nei confronti del proprio pubblico.

Il progetto espositivo

La retrospettiva "Enzo Mari curated by Hans Ulrich Obrist with Francesca Giacomelli" è il risultato del costante scambio e dialogo intercorsi negli anni tra Mari stesso e il curatore Hans Ulrich Obrist. La mostra ripercorre gli oltre 60 anni di attività progettuale che comprendono una varietà di opere straordinarie tra arte, design, architettura e grafica. Siamo stati accompagnati lungo il progetto espositivo da una guida di eccezione, Lorenza Baroncelli che si è occupata della Direzione artistica della mostra. La mostra si articola in tre sezioni che comprendono il riallestimento dell’ultimo progetto espositivo di Enzo Mari presso la GAM, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino nel 2008-2009; una selezione di circa 250 progetti dello stesso autore che costituiscono la selezione storica a cura di Francesca Giacomelli, esposta in ordine cronologico; e una serie di contributi di artisti e progettisti internazionali – Adelita Husni-Bey, Tacita Dean, Dominique Gonzalez-Foerster, Mimmo Jodice, Dozie Kanu, Adrian Paci, Barbara Stauffacher Solomon, Rirkrit Tiravanija, Danh Vō e Nanda Vigo, oltre a Virgil Abloh per il progetto di merchandising – invitati a rendere omaggio a Mari attraverso installazioni site-specific e nuovi lavori appositamente commissionati.

Il percorso, che occupa tutto il primo piano della Triennale di Milano, inizia dalla hall di ingresso della Triennale di Milano dove i visitatori sono accolti dalla scenografica opera di Nanda Vigo, ideata prima della sua recente scomparsa per Covid e legata al tema del gioco e al mondo dei bambini. "Lo zoo di Enzo" di Vigo reinterpreta la serie dei 16 animali e i 16 pesci con due sequenze che si illuminano in modo alternato. Nella stessa hall trovano collocazione l'opera di Rirkrit Tiravanija, che offre ai visitatori di assemblare dei puzzle di 1.000 pezzi, disposti su una reinterpretazione in acciaio cromato del tavolo della serie Autoprogettazione di Mari, e di Danh Vō che ha impiegato l’Autoprogettazione di Mari per costruire tavoli, sedie e letti per Kafeteria, il nuovo caffè del museo, e ha rivestito i letti di Mari con Hallingdal 65, un tessuto versatile e resistente ideato dalla designer danese Nanna Ditzel.

La sezione storica si sviluppa a partire dal riallestimento dell’ultimo progetto espositivo dello stesso autore Enzo Mari, tenutosi alla GAM, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino nel 2008-2009, di cui Mari aveva seguito la curatela, l’allestimento e il catalogo dando vita a un progetto globale. La mostra presenta un corpus che raccoglie una selezione di circa 250 progetti di Mari, esposti in ordine cronologico perché Mari non fa distinzione di discipline. La retrospettiva spazia dalle Pitture degli anni Cinquanta alle Strutture degli anni Cinquanta e Sessanta, dall’Autoprogettazione degli anni Settanta fino al progetto Per un Nuovo Museo del design per la rivista “Abitare” (2009-2010) – considerati tra i più rappresentativi dei quasi 2.000 ideati nel corso della sua carriera. Le opere in mostra si possono distinguere tra quelle poste su un piedistallo bianco e nella parte periferica del percorso espositivo che erano già presenti alla GAM; le opere esposte su piedistalli in legno e lungo i corridoi centrali dell'esposizione aggiunte dalla Triennale di Milano per offrire nuovi spunti interpretativi e chiavi di lettura ai visitatori sul lavoro di Enzo Mari.

Lorenza Baroncelli, direttrice artistica della mostra, si sofferma su "Formaggiera e Zuccheriera" di Enzo Mari per Danese Milano, esposte nella sezione storica: "Per Enzo Mari questo prodotto è in qualche modo un atto politico. Nel suo lavoro ricorre sempre l'idea del lavoro liberato, dell'alienazione dell'operaio dal lavoro per cui, quando gli chiedono di disegnare una formaggiera, si concentra su quanto possa essere alienante per l'operaio attaccare sempre la stessa vite per otto ore per produrre una formaggiera, che ha una base e un coperchio collegati da una cerniera utile ad aprirla. Quindi si inventa un meccanismo affinché il coperchio possa essere incastrato sopra la base senza che l'operaio debba passare il tempo a fare sempre lo stesso gesto ripetitivo. E per lui questo oggetto rappresenta la vera liberazione dal lavoro, il suo gesto politico". Di grande impatto è l'installazione in mostra proveniente dal progetto di allestimento dell’esposizione Vodun, African Voodoo (2011) disegnato per la Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi nel 2010, di cui è riproposto un ambiente dai potenti rimandi formali alle strutture dei modelli che costituiscono la Proposta per un’autoprogettazione del 1974.

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L'inaugurazione della mostra "Enzo Mari curated by Hans Ulrich Obrist with Francesca Giacomelli", insieme all'esposizione "Claudia Andujar, la lotta Yanomami" aperta al primo piano della Triennale di Milano, è anche frutto della nuova e importante collaborazione di Triennale Milano con la Fondation Cartier pour l’art contemporain: "Enzo Mari è una figura che lega in maniera profonda la Fondation Cartier con la Triennale. Si tratta di un legame di valori.", continua Lorenza Baroncelli, "Se noi guardiamo la mostra di Enzo Mari e di Claudia Andujar, per quanto siano due figure molte diverse, sono comunque due persone che hanno fatto dei propri valori e della propria "radicalità" un elemento fondamentale della propria carriera. Organizzare le due mostre è stata una scelta che esprime una responsabilità etica che le istituzioni culturali hanno nei confronti della propria società. Anche mettere l'installazione di Mari alla Fondation Cartier per noi rappresenta un simbolo di valore e di legame tra le due istituzioni ma anche il modo in cui Triennale vuole lavorare in futuro, un lavoro che si costruisce insieme".

Una parte importante della mostra è dedicata al tema dell'Autoprogettazione, sia come opere dello stesso Enzo Mari in mostra, sia perché molto degli artisti invitati ad esporre si sono misurati con questo tema. Sull'Autoprogettazione la Direttrice artistica raconta: "L'idea nasce da un fallimento: Mari costruisce un divano per De Padova, molto resistente, senza imbottitura, senza sprechi di materiali, robusto, elegante, tuttavia sarà un flop commerciale. Lui resta deluso dalla reazione del pubblico e si inizia ad interrogare sulla capacità della società di capire la qualità di un oggetto. Arriva a comprendere che noi capiamo la bellezza o la qualità anche in funzione di ciò che possiamo esperire. Le persone si devono educare al design. Costruisce una serie di esercizi per cui le persone, realizzando una sedia, avrebbero capito la complessità di un oggetto di design e avrebbero affinato il proprio pensiero rispetto al design. A chiunque gli avesse scritto una lettera, lui avrebbe inviato un esercizio. Furono oltre 5000 le lettere ricevute". Il percorso espositivo continua con una sezione di interviste realizzate durante gli anni di dialogo tra Hans Ulrich Obrist e Enzo Mari. L'ultima intervista è stata registrata durante il primo incontro di pianificazione della mostra su Enzo Mari in Triennale. Infine si "cammina" nelle iniziali di Enzo Mari" attraverso l'opera di Barbara Stauffacher Salomon, "EM Wall", per ritrovarsi davanti allo schermo del lavoro di Adrian Paci che omaggia la grande energia di Mari e del suo silenzio. La mostra si conclude nel pianerottolo di smonto da i due livelli del museo con le foto di Mimmo Jodice dello studio di Enzo Mari prima che i documenti in esso conservati fossero trasferiti al CASVA – Centro Alti Studi di Arti Visive del Comune di Milano.

La grande retrospettiva che Triennale dedica a Enzo Mari rappresenta insieme un atto dovuto nei confronti di un protagonista assoluto dell’arte e della cultura italiana e internazionale e il risultato condiviso di una sua esplicita richiesta affinché, per un’ultima volta, fosse possibile aver accesso al suo Archivio prima di questo lungo, imposto, oblio… L’acuta e ampia visione di Hans Ulrich Obrist, che con Mari ha condiviso anni di scambi intellettuali e dialoghi continui, ci ha aiutato a restituire la sensibilità di Enzo Mari e la stringente attualità del suo pensiero, evidente anche negli omaggi che Obrist ha chiesto a una serie di artisti internazionali. A volte austero, a volte dolce, a volte burbero, a volte irruente, a volte ludico, ma senza mai abdicare a un implacabile rigore, mi auguro che almeno una piccola parte di quell’infinita varietà di Mari Aperti che Enzo ci ha mostrato e regalato restino, grazie a questa pubblicazione e alla mostra, nella memoria di tutti noi.
Stefano Boeri, Presidente di Triennale Milano