In vista di Expo 2015, evento internazionale che interesserà non solo Milano ma tutta la Lombardia e rappresenterà l'Italia nel mondo, l’archistar Daniel Libeskind ha donato un monumento alla città di Como. "The Life Electric si ispira alla tensione elettrica tra due poli di una batteria, al grande dono di Alessandro Volta all’umanità. La forma dell’installazione trova cardine nella mia costante ricerca sulla rappresentazione architettonica dell’energia. L’opera congiunge luce, vento e acqua".

The Life Electric è una grande installazione in tessuto di carbonio, alta 16,5 metri, che verrà installata entro aprile 2015 in fondo alla Diga Foranea, sul lago di Como. Le lettere A e V stilizzate, le iniziali del nome dello scienziato lariano Alessandro Volta, risalteranno sul lungolago. Da qui il dibattito molto acceso in città tra chi è favorevole all'opera e chi è contrario, come architetti e intellettuali che ne contestano la collocazione. Ma “Con il monumento The Life Electric, Daniel Libeskind ci regala un sogno”, commenta, Lorenzo Spallino, assessore alla Pianificazione urbanistica del Comune di Como. “L’amministrazione ha ricevuto una proposta di donazione, ha condiviso e accettato la donazione dell’opera e la sua collocazione nel tratto finale della diga foranea. L’amministrazione ha quindi avviato le procedure necessarie per consentire l’esecuzione dei lavori attraverso una procedura di sponsorizzazione. Domani a Menaggio si aprirà la conferenza di servizi che insieme a tutte le amministrazioni coinvolte, dovrà esprimere il proprio parere e decidere a prevalenza degli interessi pubblici coinvolti. Nel caso in cui il parere fosse negativo, la questione può essere rimessa al Consiglio dei Ministri che si pronuncia entro 60 giorni. Al centro del dibattito, però, c’è qualcosa che va al di là dell’opera, del suo progettista e di chi ha proposto la sua realizzazione. Oggi discutiamo se siamo o meno favorevoli al cambiamento. Per quanto riguarda le similitudini che l’opera di Libeskind mostra con altri suoi progetti, da sempre, se apriamo gli archivi dei grandi artisti troviamo abbozzi, schizzi, pensieri, progetti approvati e rifiutati. E in ogni artista ci sono segni, cifre stilistiche che possono ricorrere in infinite varianti. Così è per Libeskind, un architetto tra i più interessanti di questa stagione che ha aperto il suo archivio e ci ha regalato un sogno”.