Faig Ahmed è uno dei più grandi innovatori dell'arte dei tappeti. L’artista azero fin da giovanissimo è stato attratto dalla tradizione dei tappeti, molto forte nel suo paese d’origine, l’Arzebaigian. Le sue creazioni sembrano comuni tappeti in stile persiano che però sembrano squagliarsi sul pavimento o la parete di casa. Fino al 24 settembre in Svezia, al Textile Museum of Sweden, si tiene Equation, una mostra personale sui lavori di Faig Ahmed. Protagonisti assoluti dell’esposizione saranno i suoi tappetti decostruiti, in grado di mettere in dialogo tradizione e innovazione.

Sin dall’età di sette anni Faig Ahmed si è appassionato al mondo dei tappeti. Ha raccontato di essere rimasto una volta in casa da solo ed è stato subito attratto dai colori e dalle fantasie di uno dei tappeti presente che ai suoi occhi sembrava un labirinto, uno strumento magico che decise di indagare tagliandolo e modificandolo. Ancora oggi i suoi tappeti hanno un legame con la tradizione ma la rivoluzionano. I suoi lavori sono conosciuti come tappeti decostruiti. L’artista utilizza il procedimento tradizionale e secolare dell’Asia centrale, a cui aggiunge un pizzico di tecnologia.
 Parte dal design dei tradizionali tappeti per manometterli e riprogettarli in forma digitale sul computer. Il risultato è trasportato su disegni a grandezza naturale, che, come nella creazione dei tappeti tradizionali, vengono poi realizzati da artigiani locali su telai tradizionali, dando vita ad oggetti che disorientano perché il segno viene continuamente spostato, pixellato, dando l'impressione di essere liquefatto.

I tappeti di Ahmed prendono spunto dalla tradizione per superarla e innovarla: “Amo essere ostaggio della tradizione: è un test a cui devo sottopormi per sentirmi libero. I tappeti, con la loro struttura, composta da un bordo e da una zona centrale, rappresentano la nostra struttura sociale e tutto ciò che conosciamo. In tale logica, i pattern che ogni cultura affida ai tappeti, che siano simili o differenti fra di loro, sono comunque sempre linguaggi e segni attraverso i quali possiamo comunicare.".  L’artista azero  si relaziona al passato, lo studia per comprendere i cambiamenti che hanno portato al mondo di oggi.