Dopo Firenze, Parigi, Bilbao, le isole della Grecia e New York, al sesto posto al mondo come meta turistica per gli amanti dell’arte contemporanea, secondo il Blog britannico Purple Travel, si colloca Favara col suo Farm Cultural Park. Qui, un piccolo comune di 33.774 anime nell'entroterra agrigentino, con i tipici problemi dei paesini del Sud Italia- abusivismo edilizio, urbanizzazione selvaggia, smaltimento dei rifiuti quasi inesistente, alto tasso di delinquenza e scarsa alfabetizzazione- si è compiuto un miracolo, tutto italiano.

A 6 chilometri dalla Valle dei Templi di Agrigento, dove l’autenticità del borgo meridionale si sposa perfettamente con la contemporaneità del costruito e contenuto, nasce una Kasba siciliana. Architettura, design, comunicazione, grafica, musica e tanta arte contemporanea in tutte le sue forme di espressione – pittura, fotografia, video, scultura, installazioni e performance – prendono vita a Favara nel Farm Cultural Park: un luogo pieno di energia, un micromondo dove respirare contemporaneamente la vocazione siciliana all’ospitalità ma anche la partecipazione ad un contesto internazionale.

Il Farm Cultural Park nasce nel 2010 dalla follia di Florinda Saieva ed Andrea Bartoli, una giovane coppia di professionisti, notaio e collezionista d'arte contemporanea lui, avvocato lei, che ha deciso di non trasferirsi all’estero, di restare in Sicilia, di non lamentarsi di quello che non accade, di diventare protagonisti di un piccolo ma significativo cambiamento, di restituire ai loro bambini Carla e Viola un piccolo pezzo di mondo migliore di quello che hanno vissuto. Un vivace luogo di incontro, un parco culturale e turistico contemporaneo diffuso, centro di residenze per artisti, architetti e curatori, spazio espositivo per mostre temporanee e permanenti dedicate alla giovane arte siciliana e internazionale, Farm Cultural Park nasce anche dall’esigenza di valorizzare l’architettura del centro di Favara, minacciata da crolli a causa del dissesto delle strutture abitative.

Punto di partenza strategico del progetto FKP è stato il Cortile Bentivegna, un aggregato a sua volta costituito da sette piccole corti che ospitano una serie di piccoli palazzotti e nascondono alcuni piccoli ma meravigliosi giardini di matrice araba, situato in pieno centro storico di Favara. Le casette su due o al massimo tre livelli, denominate “camera e dammuso”, sono state ristrutturate nel rispetto della loro architettura originaria, eliminando, quando esistenti, le superfetazioni di epoche successive. Gli infissi originari in legno sono stati sostituiti con degli infissi in ferro, per una maggiore funzionalità, e si è scelto il bianco nucleare del latte di calce antica per le facciate. Le facciate ospitano installazioni permanenti ed interventi temporanei di artisti nazionali ed internazionali e diverse casette sono destinate ad attività culturali e project room che ogni quattro mesi cambiano pelle per ospitare nuovi artisti e nuove idee.

Farm Cultural Park ha come finalità quella di dare alla città di Favara una nuova identità legata alla contemporaneità, alla sperimentazione e all’ospitalità e di diventare la seconda attrazione turistica della provincia di Agrigento. Una programmazione culturale dirompente ha caratterizzato i primi tre anni di vita del Farm Cultural Park. Ogni quattro mesi si potranno visitare nuove mostre temporanee; incontrare creativi in residenze per artisti, provenienti da ogni parte del mondo, o partecipare a workshop e attività anche con giovani e bambini. Ed ancora presentazioni di libri, concorsi di Architettura, serate musicali e spettacoli performativi.

A Favara basta voltare l'angolo di una stradina del centro per essere catapultati in un altro luogo, in un altro tempo. Non credo ci sia una capitale europea paragonabile perchè Farm è un universo a sé.

Peppe Sirchia
Quattro sono i criteri individuati dal fondatore e diventati pilastri di FKP: l’ironia giocosa, la denuncia, la provocazione e il rovesciamento della realtà. Un progetto che va oltre gli esperimenti di Gibellina e Salemi, perchè non spende soldi pubblici. "Qui si va oltre la politica, che mai avrebbe fatto un simile sogno; e la mafia, che non capirebbe perché comprare una foto di Terry Richardson vestito da orso in un bosco. Ma anche oltre la nostalgia e i rimpianti del Sud lamentoso". E i piani di espansione dell'iniziativa sono ancora tanti e in fase di completamento, a partire dalla ristrutturazione di alcuni palazzi nobiliari dell'ottocento, fino alla creazione di un ostello e di nuovi spazi espositivi.

Il progetto di Bartoli non ha nulla di tradizionale, è una difficile operazione di svolta, un laboratorio che sovverte lo stato di fatto, e diventa un esempio fondante per il Sud in attesa. Ci auguriamo dunque che Favara, con Farm Cultural Park, possa essere non solo un "centro di contagio della nuova Sicilia" ma anche un modello per tutti i comuni italiani, per tutti quei paesini italiani da cui i giovani scappano. "Stiamo provando a costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere".