La storia del regalo del progetto del ponte di Renzo Piano a Genova sta facendo storcere il naso a tanti, da INARSIND (Associazione di intesa sindacale di Ingegneri e Architetti) a Italia Nostra (Associazione di salvaguardia dei beni culturali, artistici e naturali) dal critico Luigi Prestinenza Puglisi all'architetto Calatrava. C'è chi discute il progetto, chi critica la modalità di intervento, chi ne fa una questione deontologica e chi si indigna. Sono tante le voci sollevate dal mondo dell'architettura e dell'ingegneria contro il progetto del ponte di Renzo Piano per Genova.

Si torna a parlare del Ponte di Renzo Piano per Genova a "Che tempo che fa" di Fabio Fazio. L'architetto genovese in una lunga intervista su Rai1 ha affermato: "Un ponte non può crollare. È una cosa terribile, spaventosa. Nel momento in cui crollano i ponti e si alzano i muri è un momento terribile per il Paese. Quello di Genova non è un ponte, ma è il ponte di Genova”. Nessuno si permette di giudicare l'operato di Piano come architetto, il più famoso italiano nel mondo, e senatore a vita, eppure le critiche contro il suo intervento in seguito al crollo del Ponte Morandi sono diverse. Cerchiamo dunque di fare luce sulle differenti posizioni di polemica contro il nuovo ponte di Renzo Piano.

Le critiche di INARSIND

L'Associazione di intesa sindacale di Ingegneri e Architetti, pur ammirando Renzo Piano come architetto, in un articolo su Edilportale, ha criticato la sua proposta a titolo gratuito che penalizza gli altri progettisti perché non consente di indire un concorso d'urgenza che possa dare spazio a più idee e suggerimenti: "Quello che appare un dono alla città è in realtà un danno ai colleghi e anche alla collettività, che ha diritto ad una scelta accurata della soluzione che deve derivare dall’esame di più proposte, solamente dalla molteplicità possono emergere le idee migliori, dando al contempo a tutti la possibilità di esprimere la propria professionalità…In Italia ci sono migliaia di architetti e ingegneri competenti in materia, senz’altro meno famosi di Renzo Piano, ma ciò non toglie che abbiano tutti lo stesso diritto di sviluppare un’idea sulla ricostruzione del ponte sul Polcevera e di partecipare ad un idoneo concorso di idee per la rinascita dell’area ferita dal recente crollo".

L'indignazione del Prof. Cosenza

L'Ing. Edoardo Cosenza, Componente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, sta partecipando in modo particolarmente incisivo al dibattito sulle cause del crollo del Viadotto Polcevera e sul progetto di ricostruzione del ponte tanto da esporre sul suo profilo di Facebook una forte indignazione per il progetto a titolo gratuito accettato dal Governatore Giovanni Toti e dal Sindaco di Genova Marco Bucci: "Questa storia del regalo del progetto del ponte di Renzo Piano mi indigna.", scrive l'Ingegnere napoletano, Professore ordinario della Facoltà di Ingegneria di Napoli Federico II, "Non mi indigno tanto perché si fa strage del codice degli appalti e dei servizi. Per questo motivo si dovrebbero indignare le Amministrazioni che sono costrette a fare le gare per toner e carta da scrivere ed i professori di Diritto Amministrativo. Naturalmente come Presidente di un Ordine professionale sono molto perplesso, ma ne parleremo – spero a breve – in altra sede. Non mi indigno tanto perché si sceglie a priori un materiale strutturale (Acciaio). Fra l'altro un materiale che richiede molta più manutenzione. Si dovrebbero indignare le industrie delle costruzioni, i Professori di diritto comunitario, l'Europa della libera concorrenza. E fra l'altro so che è una finzione perché la soletta, le pile e le fondazioni saranno in cemento armato. Naturalmente in cemento armato sono anche le gallerie che si percorrono prima e dopo. Non mi indigno tanto perché prima si presenta un modellino con un numero di pile tale da rendere il progetto praticamente l'esercitazione che fanno i miei studenti. Senza esaminare la convenienza di salvare almeno in parte la realizzazione di Morandi. E poi si presenta un modello, a scala maggiore, assolutamente instabile tanto da cedere durante la presentazione pubblica…", continua Cosenza, "Mi indigno invece per questa storia del regalo. Regalo a chi, a Autostrade che è l'unico soggetto che non ha problemi economici? E se poi scopre che la dizione "regalo dell'idea progettuale" vuol dire che poi invece il progetto vero e proprio viene pagato, spero che si indignino tutti gli italiani. Regalo vuol dire regalo, neanche le spese dello studio devono esserci. E soprattutto, regalo a chi? Voglio proprio vedere come va a finire questa storia. Nulla toglie al grande Architetto famoso in tutto il mondo, ci mancherebbe, quello di buono che ha fatto è visibile, ma per adesso sono indignato.".

La proposta di Italia Nostra

Italia Nostra, l'Associazione di salvaguardia dei beni culturali, artistici e naturali, a differenza della maggior parte delle voci di architetti ed ingegneri che in questi giorni criticano non il progetto di Renzo Piano bensì la procedura amministrativa che ha assunto il progetto, si pone nella posizione di rilanciare una contro proposta al ponte dell'architetto genovese: "Siamo nelle nostre competenze nel reclamare la norma che impone, con la Valutazione di Impatto Ambientale, la scelta tra varie soluzioni possibili. Resta poi evidente che sulla scelta dovrebbe intervenire anche quel potere dello Stato che tutela paesaggio e patrimonio storico, e cioè quella Soprintendenza che vediamo ancora silente.", si legge nel comunicato pubblicato da Repubblica, "È per questo che oggi chiediamo di valutare anche altre soluzioni che restituiscano a Genova il suo simbolo, la sua grandiosità, il suo orgoglio, rifacendosi al quello stesso modello di ponte, a quella stessa categoria, che tutti ci colpisce, che ogni cittadino del mondo riconosce laddove gli si nominino, oltre al ponte Morandi, il Golden Gate di San Francisco, il ponte di Brooklyn ed il ponte Da Verrrazzano di New York e, da ultimo, quel grande ponte sospeso in acciaio realizzato in Giappone, il ponte sullo stretto di Akashi Kaiky?". L'idea proposta da Italia Nostra è quella di un ponte "in acciaio, formato da tre campate sospese, con tre piloni di altezza totale di oltre 100 metri, con il piano autostradale posto a 45 metri dal piano di campagna. I piloni sostengono la soletta su cui transitano i veicoli per mezzo di tiranti, detti stralli, costituiti da robusti cavi d’acciaio".

La delusione di Luigi Prestinenza Puglisi

Luigi Prestinenza Puglisi, saggista, critico e storico dell'architettura, è molto più riflessivo ed elegante nel sottolineare gli errori procedurali che hanno determinato l'assunzione dell'idea a titolo gratuito di Renzo Piano per il nuovo ponte di Genova. Per Puglisi il problema non è nel dono di Renzo Piano, la cui fama è indiscutibile, bensì nella mancanza dello Stato del giusto modello d'intervento. Così il critico italiano scrive sulle pagine dell'Artribune: "Se l’Italia fosse stata un Paese civile, una settimana dopo la tragedia del crollo del ponte Morandi a Genova, una delegazione di ministri, sottosegretari e onorevoli si sarebbe recata alla sede del Renzo Piano Building Workshop, a Vesima, per chiedere all’illustre architetto di preparare nel più breve tempo possibile gli esecutivi per la costruzione di un nuovo ponte. Per due motivi. Primo: la scelta obbligata dell’affidamento diretto per l’impraticabilità di un concorso in tempi ristretti. Secondo: la chiara fama. Nessun osservatorio degli appalti avrebbe mai messo in dubbio che si trattava del più importante architetto italiano, e oltretutto genovese, quindi in grado di risolvere nel migliore dei modi il problema postogli. Renzo Piano, in questo colloquio immaginario, avrebbe dovuto rispondere dicendo che avrebbe accettato con piacere nella sua veste di architetto, ma, per convincerlo nella sua veste di senatore, il Governo si sarebbe dovuto impegnare a emanare in tempi altrettanto brevi una Legge per l’architettura composta di soli due articoli. Il primo, secondo il quale tutti gli incarichi pubblici, tranne, appunto, quelli di somma urgenza, da quel momento in poi sarebbero stati assegnati attraverso un concorso in due fasi, alla francese. Il secondo, in base al quale chi fa il progetto è anche il direttore lavori che lo realizza, assumendone gli onori e, soprattutto, le responsabilità. Piano sarebbe stato ricordato da tutti gli architetti italiani con profonda riconoscenza e, a distanza di tempo, da tutti gli italiani, che grazie alla Legge per l’architettura avrebbero visto migliorare la qualità delle loro città. Sicuramente il ponte sarebbe stato dedicato a lui, grande costruttore genovese.". Luigi Prestinenza Puglisi onclude il suo intervento sottolineando che "L’Italia, però, non è propriamente un Paese civile".