Sappiamo che un albero non vuol dire Natura, che un groviglio di strade e piazze non fa una città, e che quattro mura e un tetto non sono una casa. Ma con i tempi difficili di oggi anche avere solo un tetto sulla testa può rendere migliore la vita di molti, specialmente dei giovani: il lavoro è flessibile, il costo della vita lievita, gli stipendi si abbassano, la benzina aumenta e il tasso di disoccupazione giovanile è ai massimi storici. Il mercato immobiliare fatica a rispondere ai nuovi assetti sociali e diventa sempre più difficile non solo comprare casa, ma addirittura permettersi l'affitto di un appartamento. Così sempre più spesso si ricorre a soluzioni alternative, a nuovi modi di concepire l'abitare, pur di risparmiare sui costi mensili. Dal soacial housing al co-housing, dagli alloggi-laboratorio ai condomini in condivisione, tanti sono i modi nuovi che si stanno diffondendo in Italia per riuscire a garantirsi un tetto, evitando i prezzi alle stelle del mercato del mattone.

Social Housing in zona San Siro, Milano
in foto: Social Housing in zona San Siro, Milano

L'ultima tendenza a Milano è quella di affittare alloggi a costi minori in cambio dello svolgimento di servizi sociali. Si tratta di 24 piccoli alloggi in zona Ponti-Ca’ Granda, dove i giovani assegnatari pagheranno una retta di soli 300 euro al mese ma in cambio dovranno garantire almeno dieci ore al mese come volontari alle attività sociali previste nel quartiere, come fare accompagnamento agli anziani soli o supporto scolastico ai bambini. Con tale progetto sarà possibile non solo offrire canoni calmierati in cambio di servizi sociali, ma riqualificare, arredare e assegnare alloggi sotto soglia, troppo piccoli per le graduatorie Erp, restituendo alla comunità spazi comuni inutilizzati, attivando nuovi servizi per gli abitanti e favorendo la coesione sociale e il reciproco aiuto.

Ma non è l'unica alternativa fornita dalla città di Milano, sempre più diffusi sono i progetti di housing sociale e co-housing, cioè di condomini con alloggi a canone sociale, convenzionato o agevolato per i redditi bassi, o progetti di condivisione abitativa degli spazi comuni, sempre con il principio che ognuno ha una casa propria. A Bovisa c'è l'Urban Village ad esempio: 32 nuclei abitativi che convivono dall'estate 2009 in quella che un tempo era una fabbrica di giocattoli, in cui si condividono anche i servizi come il car sharing e le ore di lavoro messe a disposizione dagli abitanti per lavori di idraulica, sartoria o baby sitting. Il modello di co-housign ha avuto così grande successo a Milano che un secondo Urban Village sta nascendo a Nord della città. Il "co-abitare" resta, però, ancora un fenomeno di nicchia in Italia, pur se negli ultimi anni si è continuato a ideare progetti e formare gruppi che provano a organizzarsi mettendo l'accento sulla qualità sociale, economica, energetica o di sostenibilità. Speriamo dunque che tale progetto, come le altre soluzioni abitative alternative tanto diffuse nel resto d'Europa e del mondo, possa ramificarsi maggiormente sul nostro territorio e aiutare molti giovani alla ricerca della propria indipendenza o i più anziani desiderosi di compagnia a trovare la propria casa ideale.