"Ikea offre persone! Queste sono le famiglie Ikea: tutti sui 30 anni, biondi, sani, posh, alti e sfornano bambini. Vivono in un permanente felice e soleggiato Sabato mattina. (…) Ikea ordina alle persone come comportarsi, associarsi ed essere. (…) Ikea ordina come utilizzare i suoi prodotti per convince la gente a essere come Ikea vorrebbe, ma c'è sempre la possibilità di disobbedire". Da qui nasce IKEA Disobedients, un progetto dell'architetto madrileno Andrés Jaque Architects. L'opera mette in discussione le nozioni insidiose di domesticità urbana promosse dal catalogo onnipresente di IKEA, avviando una riflessione di arte e architettura socialmente impegnata che esplora la varietà di stili di vita quotidiana.

IKEA Disobedients è la prima performance architettonica recentemente acquisita dal MoMA di New York. L'anteprima internazionale della performance al MoMA PS1, parte della mostra "9 +1 modi di essere politico: 50 anni di posizioni politiche in Architettura e Progettazione Urbana", ha rivelato come recenti studi di architettura utilizzano azioni performative per coinvolgere il pubblico con l'architettura in un modo non tradizionale.

Lo spettacolo si svolge in un ambiente costruito all'interno del museo da pezzi IKEA, di cui volutamente non si sono seguite le istruzioni di montaggio, e invita i partecipanti a ricostruire le proprie attività domestiche. Qualcosa sta sicuramente cambiando nel settore Architettura e Design del MoMA se un lavoro come Ikea Disobedients oggi costituisce parte della collezione.

La tesi di Andrés Jaque Arquitectos è che esiste un tipo di domesticità determinata da sistemi affettivi che non rispondono ai parametri di famiglia proposti dai modelli Ikea e che probabilmente stanno dando forma a una sorta di "contro-concetto di urbanistica domestica e disgregata", che incoraggia i cittadini ad essere politicamente attivi e ad agire al di fuori della privacy delle loro case.

Noi non siamo un raggruppamento Ikea:

Noi non siamo solo sani.

Noi non siamo solo biondi.

Noi non siamo solo giovani.

Noi non siamo solo alti.

Noi non siamo solo produttori di bambini.

Ma il progetto Ikea Disobedients non è solo all'interno delle mura strette di un museo: per 4 mesi sono stati osservati a New York alcuni nuclei familiari con stili di vita non corrispondenti ai parametri convenzionali. Frank si è portato una capanna dal Nord dello stato di New York e l'ha installata nel giardino di due designer per le quali cura le piante così non paga l'affitto; Moody ha trasformato la sala TV della sua casa in un salone di bellezza in cui le persone del quartiere, oltre a tagliarsi i capelli, si riuniscono e discutono di politicamentre si prendono cura dei bambini; Mama Gianna è la cuoca di uno dei ristoranti più famosi del Queens, e per lei la cucina è la sua casa, dove incontra anche le relazioni affettive della sua vita; c'è Rael che in casa propria studia un sistema di autoregolamentato per produrre cibo e affitta la sua casa-laboratorio per delle feste; e poi ancora Greg, Donnie, Maja e Corentine , Denish…

La casa è spesso concepita e immaginata come un luogo di distacco dal conflitto e dibattito pubblico, come uno spazio in cui è lecito dimenticarsi del resto del mondo. Il progetto/performance di Andrés Jaque invece è un tipo di focolare che, al contrario della “casa Ikea”, entità talmente autonoma da essere slegata dal suo ambiente urbano, trasforma la casa in uno spazio eterogeneo, semipubblico, di frizione e di discussione per la comunità, in una reale "Repubblica indipendente della tua casa". Perchè il ruolo dell'architetto "è quello di essere un renderizzatore di realtà, qualcuno che risponde alla realtà, non producendo conformità o tranquillità, bensì interrompendola, mettendola in discussione, frazionandola per studiarla, laboratorizzata".