Nel 1960 Nixon era il Presidente degli Stati Uniti d'America e nelle sale cinematografiche italiane esce La dolce vita di Federico Fellini. Intanto in una domenica di Pasqua, David Latimer piantava un un germoglio di ragno in una tanica di vetro da 20 galloni, quelle usate generalmente per il vino nelle cantine. Sigillato il tutto quel germoglio è cresciuto ed è stato innaffiato solo una volta nel 1972. All'età di 80 anni, Latimer ha in casa un esempio unico di terrario che è cresciuto senza bisogno d'acqua creando un ecosistema autosufficiente.

Sembra assurdo che un giardino di piante sia cresciuto senza acqua, eppure un giardino è un piccolo e perfetto ecosistema autosufficiente. Il ragno, o Tradescantia, è una pianta generalmente non adatta a crescere in ambienti interni. David Latimer è riuscito a far crescere il suo germoglio in una tanica di vetro in casa sigillando il tutto e annaffiandolo una volta sola nel 1972. Quello che è succede nel terrario è simile a ciò che accade sulla terra ed è per questo che il giardino è riuscito a crescere: "I batteri nel compost mangiano le piante morte e scompongono l'ossigeno emesso dalle piante, trasformandolo in anidride carbonica per la fotosintesi di cui le piante hanno bisogno per sopravvivere".

Il segreto di Latimer per far crescere il suo terrario è la luce solare. La tanica è infatti posta sotto una finestra su cui batte il sole e la pianta di ragno cesce effettivamente verso l'alto per raggiungere i raggi solari. Il terrario è esposta sotto le scale nel corridoio della casa di Latimer a Cranleigh, nel Surrey, nello stesso posto che ha occupato per 27 anni da quando si è trasferito qui con la moglie Gretchen dal Lancashire, dopo essersi ritirato come ingegnere elettrico.
 Il progettista di giardini e presentatore televisivo Chris Beardshaw ha dichiarato: "È un ottimo esempio del modo in cui una pianta è in grado di riciclare … È il ciclo di vita perfetto". L'esempio del terrario di David Latimer è il motivo per cui la NASA vorrebbe portare le piante nello spazio perché, eliminando le sostante inquinanti dall'aria, potrebbero rendere le spazio i spaziali autosufficienti.