Cini Boeri, "donna progettista". Le era piaciuto molto questa definizione durante un'intervista che oggi troviamo pubblicata sul sito del suo studio di architettura Cini Boeri Architetti: "Durante la mia vita professionale è stata dura..'Signora', ‘Carina la Signora Boeri', ‘Si cena molto bene a casa della Signora Boeri', dicevano…La discriminazione c'è ancora sotto sotto.", raccontava l'architetta e designer milanese, scomparsa il 9 settembre a 96 anni. Maria Cristina Mariani Dameno, meglio conosciuta come Cini Boeri, è stata una delle più importanti e influenti architette italiane. La sua vita e la sua carriera, costellata di successi, sono e saranno un esempio per tutte le donne e per un'Italia del lavoro in cui le donne ancora faticano a imporsi e farsi valere. Lei ci riuscì.

L'architettura

Architetto, designer, progettista, intellettuale, femminista, partigiana, due volte Compasso d’Oro, Cini Boeri è stata una delle più grandi "donne del fare" italiane del XX secolo. Dopo la laurea al Politecnico di Milano nel 1951, quando in Italia "l'architettura non era una cosa da donne", e le collaborazioni con Giò Ponti, famoso maestro del design e dell'architettura italiana, e Marco Zanuso, acclamato architetto e designer, fondò nel 1963 il suo studio a Milano in un momento storico per la città in cui era ancora impensabile che una donna potesse avere una propria attività indipendente e soprattutto nel mondo delle costruzioni. Architettura, design, allestimenti, mostre, sia in Italia che all'estero, non c'era progetto che Cini Boeri non potesse affrontare. Tutte le sue opere rivelano una grande attenzione al rapporto psicologico tra essere umano e ambiente, lezione che ha imparato dai grandi maestri.

La sua è un'architettura per un uomo sempre rispettoso del contesto in cui si inserisce e vive ma è anche un'architettura attenta alle esigenze dell'individuo stesso. Autonomia e libertà erano infatti i principi cardine dei suoi lavori, come si può notare nella Casa Bunker in Sardegna dove tutte le stanze hanno un proprio bagno e un'uscita verso il mare per garantire l'indipendenza di cui Cini Boeri è stata sempre gelosa. Il contatto col paesaggio e col verde è un'altra grande tematica dell'architettura di Cini Boeri: è evidente nella Casa nel Bosco, completata nel 1969, in pieno boom economico, quando la salvaguardia dell'ambiente era un concetto e un'esigenza ancora lontani e Cini Boeri costruiva una villa attorno agli alberi senza abbatterne nemmeno uno. Negli ultimi anni della sua carriera, in cui non ha mai smesso di lavorare neppure un giorno, di imporsi e innovare, rifletteva sul progetto di una scuola ideale, tema pertinente oggi più che mai: la scuola di Cini Boeri ha classi circolari, con la cattedra dell'insegnante al centro e i banchi tutti attorno; i banchi sono blocchi da tre in cui ogni bambino ha il suo cassetto in modo che si responsabilizzi. Nella scuola di Cini Boeri non esiste il castigo-premio e i bambini possono scegliere come disporre i banchi, in modo che siano responsabilizzati. L'architetta milanese amava infatti parlare di "autonomia responsabile".

Il design

"Si pensa sempre a qualcosa di meglio di quello che è", così Cini Boeri amava spiegare i suoi progetti visionari e precursori. Nel 1972, mentre nel mondo imperversavano i movimenti femministi, la nota architetta italiana progettava la serie, premio Compasso d'Oro 1979, di letti, poltrone e divani con copertura sfoderabile cernierata Strips per non rifare mai il letto e non sistemare per forza il salotto ‘nel caso dovesse venire un ospite' come spesso capitava alle donne di casa. Perché il design doveva facilitare e migliorare la vita delle persone, soprattutto delle donne (o meglio "Signore"). E proprio l'essere donna è stato per Cini Boeri il punto di forza e il suo fardello. Sposata col noto neurologo Renato Boeri da cui divorziò nel 1969, rinunciò prontamente alla vita da donna, al fianco di uomo, casalinga e mamma in cui molte donne venivano relegate alla sua epoca o scelta da molte. Non si è mai sottratta dall'essere una mamma, chioccia e tenera, "sempre presente", come raccontano i tre figli Sandro, Tito e Stefano Boeri, il noto architetto internazionale del Bosco Verticale.

Il design di Cini Boeri è giocoso, libero e autonomo, come l'individuo. Alcuni mobili sono divenuti dei classici mondiali del design come l'affascinante Ghost Chair, realizzata in un'unica lastra di vetro, tagliata e piegata per formare contemporaneamente la seduta, i braccioli e lo schienale. Serpentone è una seduta che si adatta in ogni spazio e luogo, all'interno di una casa o all'esterno di una scuola, si vende a metro e la sua forma finale può essere sempre diversa e soggetta alla creatività di chiunque decida di sedersi. Tutti questi lavori, molti dei quali sono esposti in alcuni dei musei più importanti del mondo tra cui il Louvre di Parigi, il MoMA (Museum of Modern Art) di New York e la Triennale di Milano, le hanno valso il premio Compasso d'Oro alla carriera nel 2011.