"Valorizzare i beni pubblici per rilanciare lo sviluppo", questo è il programma dell'Agenzia del Demanio rivolto ad alcune strutture storiche in stato di abbandono ma che costituiscono un vero tesoro per l'Italia. Non solo castelli, isole e conventi, tra i beni messi all'asta dallo Stato configurano anche i fari, da sempre luoghi carichi di suggestione e allo stesso tempo inquietanti. In un racconto dello scrittore polacco Henryk Sienkiewicz (lo stesso del romanzo Quo vadis?), "Il guardiano del faro" è un eroe di guerra che, dalla sua vedetta di Aspinwall, guarda quel mare che "sommergerà l’umanità e il tempo, appartiene all’eternità e rivela nel moto continuo il lamento della terra". Cercasi dunque guardiani dei fari dismessi d'Italia, acquirenti che sappiano valorizzare alcuni degli immobili più affascinanti del Bel Paese.

Il Faro di Capo d’Orso in Sardegna, di Ustica e di Augusta, sono solo alcuni degli immobili di pregio messi in vendita dall'Agenzia del Demanio. Già nel 2014 erano state bandite diverse aste per la dismissione di tali beni, ma molti immobili sono risultati invenduti, a causa pare delle offerte troppo basse ricevute. Secondo gli imprenditori intervenuti con offerta libera alle aste, lo Stato non sembra considerare i costi di ristrutturazione e valorizzazione a cui andrebbero incontro i possibili acquirenti successivamente all'acquisto. Inoltre, bisogna tenere presente, che per tali beni, sicuramente carichi di suggestione, è previsto un preciso piano vincolato riguardo la destinazione d'uso ammissibile. Infatti il progetto "Valore Paese" prevede la concessione, per 50 o 99 anni, solo a fini culturali o turistico ricettivo di tali edifici storici di pregio. Impossibile dunque trasformare i fari nel proprio luogo dei sogni, ma contemplare il mare da un punto così privilegiato probabilmente non ha prezzo né conversione.