Vittorio Gregotti dopo 43 anni di attività chiude il suo studio di architettura. All'età di 90 anni e dopo una vita dedicata a quella che lui definisce l'Arte tra le arti, l'architetto italiano conosciuto in tutto il mondo parla con grande lucidità e criticità della realtà attuale. Dall'Italia al Portogallo fino alla Cina, Vittorio Gregotti ha portato in tutto il mondo il suo punto di vista sull'architettura e sentir raccontare oggi da uno dei grandi padri dell’architettura italiana di una realtà costruttiva in cui non si riconosce più ferisce. Le sua decisione di chiudere lo studio fondato nel 1974 al piano terra dell'edificio in stile eclettico in via Bandello, a Milano, non sembra dunque essere stata dettata solo da un fattore anagrafico.

A novant'anni compiuti, Vittorio Gregotti vanta circa 1600 progetti realizzati durante la sua carriera. Quello che è uno dei più importanti architetti, progettista, saggista, designer, Professore e direttore di storiche riviste come "Casabella", ha accolto le telecamere di Fanpage.it nella sua casa milanese, facendo una summa del suo lavoro e del suo ruolo nella realtà architettonica, passata e presente. Oggi che il quartiere Bicocca a Milano, da lui progettato, sta vivendo cambiamenti e rimaneggiamenti, lui dice che "Chi fa il progetto adesso si è ridotto a costruirne l'immagine" o che "La gara in altezza per fare grattacieli è arrivata a diventare qualcosa di ridicolo". Troppe volte criticato per il progetto del quartiere Zen (Zona espansione nord) di Palermo, e spesso accusato del degrado economico e sociale della zona, Gregotti oggi confessa: "È la mia battaglia persa contro la società locale così com'era" e tutto lo sforzo fatto per dotare lo Zen di infrastrutture, attività e spazi collettivi "è stato messo da parte in modo volontario", secondo l'Architetto.

Allievo di Walter Gropius, Gregotti ha conosciuto i più grandi dell'Architettura, da Auguste Perret a Ernesto Nathan Rogers. Raccontando dell'incontro con Ludwig Mies van der Rohe racconta: "Per fortuna parlava inglese molto male come me" ma "Era una figura molto europea, con valori e ideali più profondi del Movimento Moderno. Frank Lloyd Wright "non era un uomo molto facile". Amico di Luciano Berio, Ronconi, Gae Aulenti, di quest'ultima dice "era una persona piena di passioni, la musica, il teatro…Siamo rimasti sempre duramente amici, con la capacità di raccontarci la verità di ciascuno di noi e quindi anche i nostri limiti. Gae Aulenti era una donna di grande talento, con molte ambizioni perché bisogna considerare che a quei tempi di donne architetto di grande importanza e valore non ce ne erano, ma ha sempre avuto la volontà di restare coerente con alcune sue idee intorno alla forma".

Della sua amicizia con Umberto Eco ha raccontato: "Ho avuto con lui per molto tempo una grande amicizia fondata sulla grande curiosità di capire quale era la sua vera sostanza; cioè se quando metteva quasi sempre un elemento umoristico in un certo tipo di discorso era per evitare di essere serio o perché effettivamente sottolineava che anche un problema di grande serietà può essere rovesciato di 180 gradi; così si potevano notare delle altre cose, magari ridicole o molto più interessanti di quella che era l'apparenza. Era piemontese come me e non è un fattore secondario perché noi piemontesi siamo tutti interessati a quello che la nostra cultura può produrre per la nostra cultura".

Bicocca, Milanoin foto: Bicocca, Milano

Oggi la Gregotti Associati continua ad avere progetti in Cina, ad Algeri, ma anche in Italia, a Livorno. I cantieri sono seguiti dal socio di Vittorio Gregotti, Augusto Cagnardi, in un momento storico in cui l'architettura è influenzata dal globalismo finanziario e non più dal contesto e dalla storia. Oggi che il ruolo della disciplina e dell'architetto sono profondamente cambiati secondo lo storico direttore di Casabella, lui decide di ritirarsi. E ai più giovani consiglia di non fare l'architetto: "In questo momento e per un certo numero di anni la situazione dell'architettura è una situazione di sottopossibilità", spiega Gregotti, perché "il territorio che io ho pestato si sta disfacendo". Con questo sguardo pessimista sul futuro si conclude una conversazione costruttiva e profonda con uno degli intellettuali più incisivi della cultura italiana del XX secolo.