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La materia diventa protagonista

Una visione fortemente architettonica nello showroom milanese di Laminam. Intervista con il progettista, Nicola De Ponti.
A cura di Valentina Pepe
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Nicola De Ponti

Caratteristica distintiva dello showroom milanese di Laminam, in via Mercato 3, una posizione strategica nel cuore del quartiere di Brera, è la particolare interpretazione architettonica dello spazio, un'ideale scenografia pensata per esprimere e valorizzare l'identità e la personalità del marchio. Protagonista assoluta del progetto di ristrutturazione dello showroom, fin dalla sua origine, è la materia, con le sue caratteristiche di innovazione tecnologica e ricerca estetica. Le rivoluzionarie lastre ceramiche diventano essenza stessa della struttura, con la loro leggerezza e versatilità, per comunicare in modo nuovo le peculiarità delle collezioni Laminam.

“Ho interpretato il desiderio dell'azienda di portare l'architettura all'interno dello showroom”, racconta Nicola De Ponti. “La strategia progettuale, in quest'ottica, è stata quella di privilegiare l'utilizzo diffuso della lastra, nelle sue applicazioni tradizionali o più liberamente interpretata. La qualità architettonica di un materiale è strettamente legata alla sua capacità di connotare lo spazio e il volume e, con una lastra di 3×1 m, darne una dimostrazione pratica risulta piuttosto facile. Nascono così i due principali elementi del progetto: sulla parete a sinistra una composizione a mosaico realizzata con le diverse collezioni Laminam, che movimenta e unifica i due livelli dello showroom, mentre, di fronte ad essa, è stata ambientata una facciata ventilata, che porta la scala dell'architettura all'interno dello spazio.” A proposito del concept alla base del progetto, l’architetto De Ponti sottolinea che “avere a che fare con una lastra di tali dimensioni ti costringe a ragionare senza esitazioni in termini di scala architettonica. Il fatto che lo stesso materiale possa anche trasformarsi in un raffinato rivestimento per interni assume un ruolo tutto sommato secondario. Ho subito pensato che il modo più adatto per raccontare il materiale e le sue caratteristiche dovesse passare attraverso una sua interpretazione e di conseguenza esasperando la presenza del materiale applicato.” Una soluzione pensata “per consentire ai visitatori di vedere e toccare non solo il materiale ma anche e soprattutto il risultato della sua libera interpretazione”, spiega De Ponti.

“Era poi a mio avviso fondamentale evitare in tutti i modi di far percepire il materiale come mero rivestimento di finitura esposto in banali campionature a pannello come si usa fare nei negozi di ceramica tradizionale.”

Che ruolo ha avuto nell’elaborazione del progetto la particolare struttura dello spazio, sviluppato in altezza e disposto su due livelli?

“Lo spazio a disposizione aveva caratteristiche molto chiare e vincolanti, e spesso è proprio dai vincoli che nascono gli aspetti strutturanti e positivi dei progetti. Uno spazio stretto e profondo, articolato per una buona porzione su un doppio livello. Non proprio l'ideale dunque per ambire alla scala architettonica di cui accennavo. Ma proprio questa caratteristica mi dava il modo di contrapporre con un'unica visione prospettica due pareti lunghe e strette con ampia visibilità sia dall'ingresso che dal livello superiore. Ho quindi impostato tutto il lavoro sulla caratterizzazione di questi due elementi progettuali, prediligendo su un lato la ritmica scansione della più tradizionale applicazione da facciata ventilata e su quello opposto una libera interpretazione del materiale tagliato e applicato in una sorta di megalomane mosaico di variegate finiture. In sostanza unico diktat l'utilizzo originale e quasi ossessivo del materiale applicato.”

Per quanto riguarda invece l’intepretazione del brand e del prodotto, Nicola De Ponti osserva: “Sicuramente ho interpretato l'identità del prodotto, e trattandosi in questo caso di una azienda che produce unicamente lastre ceramiche da 3×1 m con spessori ridottissimi credo che in qualche modo i due aspetti si equivalgano. Anche in questo caso penso che il processo passi attraverso l'interpretazione del prodotto nelle sue applicazioni. Il prodotto Laminam è  tecnologicamente all'avanguardia, il mio modo di interpretarlo ha voluto dargli quella caratteristica propria di uno ‘stile’, o comunque di una scelta personale che lo avvicinasse all'utilizzatore finale.” Punto di forza del progetto è sicuramente la capacità di suscitare un’interazione con il visitatore, una sensazione di vicinanza non semplice da ottenere lavorando su un prodotto come una lastra ceramica di grandi dimensioni. “Prima di questo intervento i visitatori, anche alcuni vicini al nostro settore, entravano e spesso chiedevano cosa fosse e a cosa servisse il bellissimo materiale appeso alle pareti”, continua De Ponti. “Rimanevano affascinati dalle dimensioni, ma non riuscivano a dare una collocazione plausibile nel proprio bagaglio di conoscenze. Adesso si trovano di fronte ad un'interpretazione e nonostante la dimensione spiazzante colgono subito la natura del materiale che si trovano davanti. Credo che il valore di un progetto sempre si misuri nella sua capacità di scatenare un'interazione con chi lo osserva o con chi lo abita.”

Le caratteristiche del materiale e delle specifiche collezioni hanno avuto un impatto particolare sul concept e sulla realizzazione?

“Ho cercato di indirizzare la scelta su finiture materiche, mosse. Il tentativo, come dicevo, è stato quello di stemperare un po' la perfezione e la freddezza della lastra e far vedere che anche da un materiale ceramico è possibile ottenere effetti di riverbero della luce o di ruvidità tattile. Per il resto ho semplicemente voluto sfruttare al massimo la caratteristica che mi è parsa dominante, e cioè la dimensione. Sia nell'applicazione più tradizionale che nel mosaico che ho inventato tagliando ‘fette’ di lastre di finitura diversa con larghezze variabili, ho volutamente mantenuto ovunque la massima lunghezza fissa di 3 metri. Sembra una banalità ma montare un mosaico di tessere lunghe 3 metri è un'operazione che probabilmente non era mai stata fatta prima, e il risultato spiazzante che ne è scaturito ha sorpreso un po' tutti.” Il risultato è uno spazio accogliente, dallo stile deciso e immediato sia nella comunicazione del brand che del prodotto. L’ideale per Laminam Milano, un luogo pensato per dialogare con i progettisti e gli architetti ma anche con la città, grazie ad una serie di iniziative molto diverse tra loro che hanno coinvolto differenti target di riferimento.

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