In seguito al sopralluogo di una delegazione guidata dal Sindaco di Roma, Ignazio Marino, al cantiere della Nuvola dell’archistar Massimiliano Fuksas nel quartiere EUR, si è fatta chiarezza sulla reale situazione del progetto per il Centro Congressi della Capitale: il 76% dei lavori è stato ultimato ma per completare l'opera mancano 170 milioni di euro.

Dalla posa della prima pietra nel 2000, quando Fuksas vince il concorso per il nuovo Centro Congressi di Roma, sono passati 13 anni e l'opera, per la quale era prevista la consegna nel 2010, ancora non vede un termine ultimo di realizzazione, forse per l'Expo 2015. Il progetto dell'architetto romano è una teca di acciaio e vetro alta 40 metri che racchiude al suo interno un elemento sospeso, in vetro e silicone, che è già divenuto la cifra stilistica dell'edificio, di cui ne ha determinato il soprannome "nuvola", e l'immagine ormai nota a livello internazionale. Ma il cantiere si è fermato di nuovo a causa di mancanza di fondi.

A nulla è servita all'Eur Spa, la società committente dell'opera per il 90% di proprietà del Ministero dell'Economia e per il 10% del Comune di Roma, la costruzione accanto al Centro di un albergo di lusso allo scopo di venderlo a privati per recuperare soldi. Ma per l'edificio, una sorta di paravento di vetro nero chiamato "la Lama", nessuno si fa avanti. Alla mancanza d'interesse forse elemento determinante è un altro progetto incompiuto: il restyling delle Torri di Ligini, poco distanti dal cantiere della Nuvola, affidato a Renzo Piano ma naufragato. Chi vorrebbe infatti affacciarsi dalla finestra di un albergo di lusso e vedere solo cantieri aperti e desolazione?

Dunque risulta molto complesso e incerto il futuro dell'imponente opera di Fuksas che speriamo non si vada ad aggiungere al lungo elenco di grandi incompiute del nostro paese. Forse è in crisi proprio il concetto di Grande Opera Pubblica in Italia e sarebbe meglio concentrarsi sul dar senso e rigenerare quelle parti delle città sorte senza regole o solo seguendo l'interesse privato. Pare dunque che sia proprio finita l'epoca dell'espansione se non con enormi difficoltà per le tasche del contribuente.