Un progetto audace e contemporaneamente semplice quello proposto dall'Istituto Seasteading che presto sarà alla portata di tutti: la prima città galleggiante del mondo, in acque internazionali, indipendenti e autosufficienti, si prepara ad essere completata entro il 2020. Seasteading Institute, organizzazione non profit con sede a San Francisco, ha concluso un accordo con il governo della Polinesia francese per fondare la prima città in acque protette di una laguna di Tahiti.

La prima città galleggiante al mondo avrà circa 70 strutture, che comprendono residenze, uffici, ristoranti, negozi ed hotel. Il futuro sembra sempre più indirizzato negli oceani e un team di ingegneri ed architetti ha già analizzato un luogo segreto in cui far sorgere la città galleggiante. "Se potessi avere una città galleggiante, sarebbe essenzialmente un paese di start-up", ha dichiarato Joe New York, il presidente del Seasteading Institute, "Possiamo creare un'enorme varietà di governi per un'enorme diversità di persone".

Ci vorranno 167 milioni di dollari per completare la città galleggiante. Ogni città galleggiante avrà "un quadro governativo speciale", cioè modelli di governance innovativi. L'istituto Seasteading, fondato nel 2008, ha trascorso un decennio nel provare a convinvere il mondo che vivere in città galleggianti non fosse una folli; ha già ricevuto finanziamenti da parte del fondatore di PayPal Peter Thiel, ma conta di ricevere altri fondi da privati e da una campagna di crowdfunding.

La città galleggiante di Seasteading fornirà un nuovo modello di società e governo: "Seasteading: come le nazioni galleggianti ripristinano l'ambiente, arricchiscono i poveri, curano gli ammalati e liberano l'umanità dai politici", ha spiegato Patri Friedman, il nipote dell'economista Milton Friedman, co-fondatore dell'Istituto. La Polinesia francese ha indicato quella che è effettivamente una zona economica speciale per far sperimentare l'Istituto Seasteading e ha offerto 100 acri di spiaggia dove il gruppo può operare. Entro il 2020 saranno pronte circa una dozzina di strutture caratterizzate da tetti viventi, utilizzano legno locale, fibra di bambù e cocco e metallo e plastica riciclati. Un futuro sostenibile è possibile, in acqua.