Dopo il fallimento delle attività di bonifica già realizzate, si torna a parlare di Bagnoli. Da decenni l'area dell'ex Italsider è interessata da progetti di riqualificazione e dibattiti nazionali. E oggi che la magistratura ha confermato le sei condanne di manager e tecnici coinvolti nell’inchiesta su Bagnolifutura e sulla riqualificazione dell’ex acciaieria di Napoli ovest, la necessità di un progetto per Bagnoli si è resa ancora più impellente. Mentre infatti nel resto del mondo zone inquinate vengono bonificate e rinascono, come Essen, Bagnoli resta immobile, pietrificata nel suo degrado e abbandono, ormai da troppo tempo. Gli architetti napoletani di Vulcanica Architettura propongono un piano fattibile per restituire Bagnoli alla città e ai suoi cittadini.

Nessuna bonifica è stata realizzata a Bagnoli. Gli interventi eseguiti nell'area dell'ex Italsider per realizzare un parco di 120 ettari, lotti di case abitabili e la balneazione della spiaggia non sono serviti a nulla: la zona risulta ancora inquinata e sono aumentati i rischi per la salute pubblica. In seguito alle analisi svolte, la magistratura ha infatti confermato le condanne per i vertici della società comunale che ha gestito gli interventi in questi anni, senza migliorare lo stato dei luoghi.

Eppure un futuro per Bagnoli è possibile: il progetto dei Vulcanica Architettura parte dalla bonifica dei luoghi senza rimuovere la "colmata a mare" (la piattaforma artificiale di cemento che ostacola gli interventi) ma usando la fitodepurazione di piante e zoliti. Una volta bonificata, l'area potrà accogliere una città collaborativa per i ricercatori trasformando i pontili in grattacieli orizzontali con l'aggiunta di container; le vecchie strutture presenti nella zona dell'ex Italdsider verrebbero trasformate per accogliere infrastrutture pubbliche e nuove residenze; il piccolo borgo di Bagnoli sulla spiaggia potrebbe diventare un albergo diffuso. I Vulcanica Architettura spiegano così il loro progetto:

Proponiamo un’idea per Bagnoli che restituisca l’intera area, subito, alla città; intere generazioni sono state tenute fuori, è ora che torni la vita a Bagnoli, e che vita!

La prima operazione da svolgere, lo sappiamo, deve essere il completamento della bonifica, di terra e di mare; bene, vogliamo eliminare la contaminazione in maniera creativa, trasformare la bonifica in architettura, dare forma e vita alle operazioni di disinquinamento.

Bagnoli può essere, subito, e temporaneamente, il più grande laboratorio di bonifica in Europa, il più innovativo, il più bello; può attrarre tecnici, studiosi, ricercatori da tutto il mondo e attirare importanti investimenti della ricerca e finanziamenti comunitari sempre di più orientati ai temi ecologici e della sostenibilità che qui troveranno il più interessante campo di sperimentazione in situ e il più bello.

Rendere la bonifica compatibile con la vita è possibile, adottando le tecnologie ecocompatibili più innovative, Bagnoli diventa trasparente, tecnici, ricercatori, pubblico, studenti, cittadini possono partecipare, osservare, vivere, subito, nel più grande campus sperimentale dell’innovazione.

Quanto dura? Molto meno di quanto tempo si sia perso finora.

Quanto costa? Quanto rimuovere la colmata.

L’altra operazione prioritaria, lo sappiamo, deve essere l’infrastrutturazione dell’area, tale da garantire alla città un grande spazio vivibile, attrezzato e interconnesso; bene, qui vogliamo sperimentare i più avanzati sistemi di trasporto pubblico e di impianti e vogliamo utilizzare le fonti energetiche alternative di cui è ricca l’area: i raggi del sole, le correnti del mare, del vento, la geotermia e la ricca mineralogia.

Ci opponiamo all’idea dello smisurato spazio di svago e per il tempo libero che sembra coerente solo con la disoccupazione galoppante, così come ci opponiamo all’idea dell’immenso parco di alberi e rose frutto di una sub cultura verde, snob e retrograda, di chi va cianciando di aree naturali e linee di costa che non esistono più e magari lo fa dall’alto di cattedre e terrazzi panoramici – quelli sì costruiti artificialmente e nei luoghi naturali più belli – ma fuori dal mondo ormai insidiato pure dall’Isis.

Non vogliamo Bagnoli per i nullafacenti laddove c’è stata la grande fabbrica manifatturiera, e faticosa, simbolo del lavoro; vogliamo Bagnoli pulita, produttiva, viva, simbolo del nuovo lavoro e della nuova creatività: la nuova reindustrializzazione.

Opponendoci quindi sia all’utopia ingenua che al pragmatismo rigido proponiamo per Bagnoli un’architettura nuova che ha per obiettivo la creazione di luoghi vivi dal punto di vista sociale, economico e ambientale.

Bagnoli non è intrinsecamente inguaiata, né inquinata, né storicizzata, lo è perché così la abbiamo resa negli anni; noi architetti abbiamo la capacità, e la responsabilità, di assicurarci che non siano i luoghi a costringerci in un sistema arretrato ma che siano essi a conformarsi al modo nuovo in cui vogliamo vivere.

Lavoriamo per un’architettura contemporanea in cui non ci sia l’obbligo di scegliere tra pubblico e privato, tra campagna e città, tra appartamenti e campi di calcio, tra ecologia e economia .. tra ateo e musulmano, un’architettura che permette di dire sì, contemporaneamente, ai vari aspetti della vita umana, sebbene contrastanti, in cui non si debba scegliere tra una cosa e l’altra, potendole avere entrambe. (cit. BIG Yes is More, una teoria dell’evoluzione)