Per condividere valori culturali, spirituali, religiosi o filosofici con le persone può bastare spesso molto poco. A Pierre Sernet, ad esempio, servono solo delle quindici aste di legno unite negli angoli per creare un cubo senza pareti dove allestire una sala da tè. Che sia su una spiaggia o su un marciapiede affollato di New York, su un lago o sulla montagna, la sala da tè concettuale di Sernet gira il mondo per invitare ospiti scelti a caso, provenienti da una varietà di mondi e sfondi culturali, a bere e condividere le proprie esperienze.

Il progetto di Pierre Sernet si chiama "One", spesso definito anche come "Guerrilla Tea", e consiste in una serie di fotografie in cui gli ospiti sono invitati a condividere una ciotola di tè e i propri valori culturali, spirituali, religiosi o filosofici. Sernet utilizza una sala da tè giapponese stilizzata, a forma di cubo ma senza pareti, per eseguire cerimonie tradizionali del tè e giocare sulla giustapposizione di culture o ambienti apparentemente incompatibili. Con questo spazio creato ad hoc, in varie parti del mondo e in vari contesti, Sernet vuole convincere lo spettatore a condurre al suo interno il proprio insieme di valori. Pur provenendo da una varietà di mondi e sfondi culturali differenti, le persone possono avere in comune più di quanto possano immaginare e ci può essere uno scambio di intesa che prescinde dall'esperienza comune e dal conoscersi: "Lo scopo è di far interrogare il pubblico sull'opposizione del cubo o sulle somiglianze con il diverso ambiente in cui è collocato e far sì che gli spettatori vedano ciascuno di questi spazi in un modo nuovo e diverso, dimostrando in definitiva che questi mondi apparentemente diversi e incompatibili sono in realtà basati su valori universali simili che possono consentire a mondi apparentemente diversi di convivere insieme".