18 Ottobre 2021
20:50

Le architetture più estreme del mondo: cartoline dai luoghi inaccessibili della Terra

Un viaggio alla fine del mondo è quello vissuto dal fotografo Gregor Sailer che ha affrontato temperature fino a 55 gradi Celsius sotto lo zero per immortalare alcune delle architetture più estreme del mondo in luoghi inaccessibili della Terra, dal Canada alla Norvegia, dalla Groenlandia all’Islanda.
A cura di Clara Salzano
North Warning System (NWS), Canada
North Warning System (NWS), Canada

Un viaggio alla fine del mondo è quello vissuto dal fotografo Gregor Sailer che ha affrontato temperature fino a 55 gradi Celsius sotto lo zero per immortalare alcune delle architetture più estreme del mondo in luoghi inaccessibili della Terra, dal Canada alla Norvegia, dalla Groenlandia all'Islanda. Il suo viaggio fotografico viene raccontato nella sua terza pubblicazione "The Polar Silk Road" con Kehrer Verlag ed è stata oggetto di una mostra negli spazi espositivi del Lumen, il museo di fotografia più alto al mondo, posto sulle Dolomiti.

Stazione geotermale Krafla, Islanda
Stazione geotermale Krafla, Islanda

C'è un fascino nascosto e inspiegabile nascosto dietro le architetture più estreme del mondo, poste in luoghi inaccessibili e impervi. Sarà il senso di sfida che ogni uomo vive nei confronti della natura a rendere le immagini di certi posti remoti della Terra assolutamente meravigliose e attraenti. Deve esserne stato convinto anche Gregor Sailer prima di intraprendere un viaggio durato quattro anni nell'Artico a catturare le architetture lungo la "Via della Seta Polare". L'artista tirolese ha viaggiato con la telecamera analogica, attraverso zone di restrizione militari, centrali elettriche e laboratori di ricerca nei luoghi più imprevedibili a nord della Terra.

Una vista della Torre artica Anfps
Una vista della Torre artica Anfps

Non ci sono ovviamente molte architetture artiche. Così tornato dal suo viaggio. Gregor Sailer ha concentrato la sua attenzione sulle poche strutture di ricerca scientifica e l'estrazione di materie prime, fredde e austere come il paesaggio in cui si inseriscono. La sua enorme sfida è stata quella di testimoniare, con le sue fotografie, lo sfruttamento economico delle regioni artiche e le pressioni degli stati confinanti sul territorio artico. Il libro The Polar Silk Road è dunque il racconto delle tensioni geopolitiche che insistono in uno dei luoghi più inaccessibili del Pianeta attraverso le sue architetture e in condizioni climatiche tra le più avverse. Il titolo del progetto prende appunto in prestito il nome dall'iniziativa cinese Polar Silk Road che intende creare nuove infrastrutture e rotte marittime nell'estremo nord. Il lavoro di Gregor Sailer ha vinto infatti numerosi premi prestigiosi come il DAM Architectural Book Award.

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