Siamo abituati a panchine pubbliche anonime e spesso scomode. In molte città italiane le panchine pubbliche sono addirittura un miraggio. Eppure una panchina lungo la strada, in un parco, su un belvedere o altrove ha sempre un preciso significato, un segnale da dare, quello di fermarsi e godersi il momento, il contesto, sé stessi, rallentando il ritmo quotidiano. Così, partendo da una riflessione sul ruolo delle panchine pubbliche, l'artista argentino Pablo Reinoso ha ideato la serie di "Spaghetti Benches", panchine simili a spaghetti che si srotolano sul pavimento o sulla parete, perfette sia per gli esterni delle nostre città che per gli interni architettonici.

"Spaghetti Benches" è la serie di panchine pubbliche a forma di spaghetti realizzate da Pablo Reinoso. Partendo dal concetto di panchina pubblica e attraversando le varie culture, l'artista argentino supera il design anonimo delle solite panchine per creare qualcosa fuori dal tempo e fuori moda. Introdotte per la prima volta nel 2006, le creazioni di Reinoso oggi trovano il loro posto nei luoghi più diversi. Le prime panchine sono state realizzate in legno e sembrano elementi naturali che da sempre fanno parte dei luoghi in cui si installano. Le panchine di Pablo Reinoso non sono solo oggetti ma il materiale supera la funzione e "diventano di rami che crescono e si arrampicano.", spiega l'artista, "Questa libertà si esprime in un movimento che sposa l'architettura, vaga per i locali".

Dalle panchine in legno, Pablo Reinoso si è mosso per realizzare arredi urbani che fossero perfetti in ogni contesto. Sono nate così le panchine Garapados in ferro che sono vere e proprie opere d'arte all'aria aperta. "Questa serie di panchine e sedute spesso monumentali richiama una costante nel lavoro di Pablo Reinoso: il suo desiderio di mettere in discussione all'infinito, sovvertendo le cose, usando materiali o oggetti come contro-uso.", si legge sul sito dell'artista, "Il materiale rigido e freddo dell'acciaio assume qui nuove forme e dimensioni che sfidano i vincoli e giocano con i limiti dell'impossibile".