22 Settembre 2021
11:59

Mettiti nelle mie scarpe, nella scatola si accede alle storie altrui: l’installazione promuove l’empatia

“Mettiti nelle mie scarpe” è un’installazione a forma di scatola visibile a Milano fino al 28 settembre. I visitatori entrano all’interno per immergersi nelle storie degli altri, riscoprendo così il valore dell’ascolto e della condivisione. È un modo per aprirsi nei confronti dell’inclusione e della diversità.
A cura di Giusy Dente

Mettiti nelle mie scarpe è l’installazione realizzata dall’artista inglese Clare Patey (Direttrice di Empathy Museum) e dallo scrittore nonché filosofo britannico Roman Krznaric. L’opera ha la forma di una grossa scatola, proprio come quella delle calzature. È in Italia grazie a Fondazione Empatia Milano e Levi's Footwear & Accessories, che l’hanno messa a disposizione dei visitatori in occasione della Milano Fashion Week. L’opera si trova in piazza XXV Aprile e lì resterà fino al 28 settembre.

Il pubblico viene profondamente coinvolto sul piano emotivo: l’empatia è il valore portante, perché l’idea di fondo è quella di connettere le persone. Come suggerisce il nome stesso dell’installazione (versione inglese dell'italiano "mettiti nei miei panni") il principio è quello di indossare le scarpe del prossimo metaforicamente e fisicamente: condividerne esperienze, emozioni, sensazioni e storie. Ma entrando si può anche scegliere di sfilare le proprie calzature e mettere ai piedi quelle donate da una delle 31 persone che hanno raccontato la propria storia. Nella scatola, infatti, si ha proprio la possibilità di ascoltare una storia che parla di inclusione e diversità.

Dalla scatola non si esce così come si è entrati, ma più consapevoli, più aperti verso l’altro, più propenso a prestargli attenzione, a comprenderlo nel profondo. Spesso, infatti, è l'ignoranza che moltiplica la paura verso il prossimo. Ciò che non si conosce genera timore, ci sono tanti pregiudizi di base che rendono più difficile l'accoglienza.

Per questo, si è scelto di dare voce a storie difficili, che parlano di droga, sessualità, malattia, ma anche di riscatto sociale e individuale. Entrare nella scatola significa entrare in contatto con un aspetto umano che la società contemporanea sempre più guarda con avversione: l'accoglienza. Avvicinare il pubblico a queste storie ha l'obiettivo di stimolare la comprensione, la curiosità, di indurre a riflettere su quanto sia importante dare la possibilità all'altro di raccontarsi e farsi conoscere.

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