Se ci fosse il mare a Chefchaouen si potrebbe pensare di stare su un'isola Greca con le case della città vecchia tutte dipinte di blu. Ma Chefchaouen si trova sulle montagne del Rif, in Marocco, a 110 chilometri a sud ovest di Tangeri. La città è anche conosciuta come la Perla Blu del Marocco proprio per il suo caratteristico colore tra l'azzurro ed il cobalto che attira ogni anno numerosi visitatori. E pensare che fino alla metà del Novecento questa piccola città marocchina era pressoché sconosciuta perché città sacra per i musulmani dove era proibito l'ingresso agli stranieri. Oggi Chefchaouen è un importante centro turistico tanto da essere inserita al sesto posto nell'ultima lista delle 50 città più belle del mondo da Cond Nast Traveller, superando anche Parigi.

Fondata nel 1471 da esiliati andalusi, di religione musulmana ed ebraica, Chefchaouen mostra molte analogie proprio con le città andaluse, case basse, vicoli stretti dal tracciato irregolare che solcano una piccola valle. Nei secoli la città ha subito diverse dominazioni che hanno contribuito a creare un affascinante alone di mistero attorno alla città e al suo particolare colore blu, che contrasta con le verdi montagne del Rif, dove si coltivano circa il 40% della marijuana del mondo, e con le tegole rosse delle case. È proprio il particolare colore cielo che rende Chefchaouen una città unica al mondo tanto da essere soprannominata la "Perla Blu" del Marocco.

Perché Chefchaouen è blu.

Le case, le porte e le finestre di Chefchaouen, sono tutte dipinte di un luminoso blu, tanto amato e fotografato anche dal famoso Steve McCurry. Ci sono diverse storie sull'origine del pittoresco colore della città e non esiste una teoria ufficiale. La spiegazione più stimata è quella che farebbe risalire agli ebrei la scelta di dipingere di blu la città vecchia per simboleggiare il paradiso a cui aspiravano dopo essere fuggiti dall'Inquisizione Spagnola. C'è anche la storia che attribuisce sempre agli ebrei il colore blu della città, simbolo del cielo e del paradiso, perché in fuga dalle leggi naziste intorno al 1933. Poi c'è chi attribuisce il tipico colore blu della città antica di Chefchaouen ad un semplice fattore tecnico e cioè per tenere zanzare e moscerini lontani. Tali insetti notoriamente sono respinti dall'acqua e il colore blu pare riesca a sortire lo stesso effetto repellente.

Chefchaouen è stata anche una città sacra per i musulmani, infatti accoglie la Grande Moschea di El Masjid El Aadam, un tempo meta di un silenzioso pellegrinaggio che aveva reso la città inaccessibile agli stranieri. La cittadina marocchina è particolare perché in essa convivono differenti culture, quella ebrea-andalusa, quella musulmana e quella berbera. La città rispecchia tale diversità con la sua architettura. Il quartiere ebraico di Mellah si differenzia dalle zone della comunità musulmana per alcuni particolari, come ad esempio i balconi esterni con ringhiere che ritmano le facciate degli edifici; mentre le abitazioni marocchine sono caratterizzate da finestre orientate verso l’interno del cortile, cuore della casa, come i tipici riad. La Medina ha piccole e tortuose strade bianche, che contrastano col colore blu delle case, unico denominatore comune dell'intera città.