16 Giugno 2021
17:46

Questo rifugio alpino è un gioiello di architettura sostenibile incastonato tra le vette

Il rifugio Oberholz a Obereggen, nelle Dolomiti italiane, è un capolavoro di architettura alpina. Peter Pichler Architecture, in collaborazione con l’Arch. Pavol Mikolajcak, ha progettato questa incredibile struttura svettante a 2.096 metri s.l.m da cui godere di una vista mozzafiato sulle vette dell’Alto Adige.
A cura di Clara Salzano

Immerso nella fitta vegetazione e nascosto tra le vette dell'Alto Adige, il Rifugio Oberholz a Obereggen, nelle Dolomiti italiane, è un capolavoro di architettura alpina. Peter Pichler Architecture, in collaborazione con l'Arch. Pavol Mikolajcak, ha progettato questa incredibile struttura svettante a 2.000 metri di altezza da cui godere di una vista mozzafiato sulla Val d'Ega e un collegamento diretto alle pista da sci.

Salendo la collina, ai piedi del Latemar, l'avveniristica architettura a sbalzo del rifugio Oberholz sembra quasi un miraggio. La struttura si sviluppa dalla collina come un albero ramificato che vive in simbiosi con il paesaggio. Ogni ramo dell'albero è rivolto verso alcune delle montagne circostanti più importanti come la Cima di Cece, la Cima Tosa e l'Ortler, da ammirare comodamente dall'interno del ristorante, grazie alle grandi facciate vetrate all'estremità dei rami o dalla terrazza panoramica del rifugio. Posto a 2.096 metri s.l.m., il Rifugio Oberholz è assolutamente unico nel suo genere. La forma del tetto inclinato, in corrispondenza dell'estremità dei rami, si ispira alle tipiche baite della zona; mentre il tetto ramificato e la complessa struttura interna esprimono una nuova e contemporanea interpretazione del classico rifugio di montagna.

"In un ludico interloquire con la natura circostante, il progetto si apre a catturare, con tre ampie vetrate, altrettanti massicci montani. I volumi aggettanti delle 3 verande, formalmente ispirate al tipico tetto a due falde, proseguono all’interno con ramificazioni curvilinee che, fondendosi in una struttura tanto complessa quanto compatta, vanno a formare le cosiddette “pockets”, piccole nicchie ritagliate nello spazio del ristorante, angoli dall’atmosfera ancor più intima e raccolta. L’esterno suggerisce invece l’immagine di un albero coricato eppure in crescita, con ramificazioni che dal versante si spingono sempre più in fuori.", spiegano gli architetti Peter Pichler Architecture e Pavol Mikolajcak, "L’intera struttura è costituita da travature lignee, lasciate a vista negli spazi interni con l’intento di donare alla geometria curvilinea un impatto spaziale ancor più deciso. Gli spazi intermedi, variabili in dimensioni e distanza, sono rivestiti in pannelli di legno. L’intera facciata esterna é in larice, mentre la struttura portante e il rivestimento interno sono realizzati in legno di abete rosso".

Il rifugio comprende un ristorante/lounge principale al piano terra. Il bar si trova accanto all'ingresso ed è direttamente collegato al ristorante. Al piano terra si trovano anche la cucina e lo spazio per la conservazione / consegna degli alimenti. I servizi igienici principali, la sala del personale e le strutture tecniche sono posizionati al piano -1. Lo spazio esterno è definito da una grande terrazza orientata a sud-ovest che offre vedute mozzafiato sul paesaggio naturale e su una distesa di vette alpine, Patrimonio dell'UNESCO. L'interno è definito da una struttura in legno complessa, curvilinea e a vista che sfuma gradualmente nelle pareti e crea le cosiddette “tasche” per l'intimità. Potrebbe anche essere visto come una nuova interpretazione open space della classica “Stube”, costruzione tipica della zona ed evocativa di un patrimonio culturale di montagna affascinante e unico al mondo.

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