29 Maggio 2021
17:01

Perché non puoi perderti la mostra su Carlo Aymonino alla Triennale di Milano

La mostra “Carlo Aymonino. Fedeltà al tradimento” alla Triennale di Milano è un viaggio nel percorso progettuale di Carlo Aymonino, architetto e politico italiano, del suo modus operandi, dei suoi viaggi e della sua vita. Triennale realizza non solo la prima grande mostra mai creata su Aymonino ma riesce anche a restituire in modo assolutamente nuovo e innovativo la grandezza di una figura complessa della cultura italiana del progetto.
A cura di Clara Salzano

Visitare la mostra "Carlo Aymonino. Fedeltà al tradimento" alla Triennale Milano è come entrare a far parte di un meraviglioso spettacolo teatrale. Ideata da Livia e Silvia Aymonino e a cura di Manuel Orazi, questa grande mostra è la prima esposizione mai realizzata su Carlo Aymonino (1926-2010) che è stato uno dei protagonisti dell’architettura italiana della seconda metà del Novecento, accademico, politico e artista.

La mostra "Carlo Aymonino. Fedeltà al tradimento" è un viaggio nel percorso progettuale di Aymonino e del suo modus operandi, del suo essere poliedrico e della sua vita privata. L'esposizione racconta l'uomo, l'architetto, il politico e artista italiano partendo dalle sue passioni, il disegno e la pittura, che non lo abbandoneranno mai. Ben presto, grazie allo zio architetto, scopre la sua passione per questa arte che da quel momento diventa totalizzante. Roma è stata il luogo centrale per Aymonino ma i suoi progetti lo hanno portato in giro per tutta l’Italia come a Milano per il quartieri Gallaratese e a Matera per Spine Bianche, per citare gli esempi più celebri. Stefano Boeri, Presidente di Triennale Milano ha dichiarato: “Uno degli obiettivi di Triennale è restituire attraverso le proprie mostre e iniziative la grandezza di figure complesse della cultura italiana del progetto, portando all’attenzione nuove chiavi interpretative, superando facili etichette e inquadramenti, a volte anche contribuendo a riscoperte e riletture critiche inedite".

Attraverso monumentali scenografie, portali dipinte a mano, coinvolgenti wunderkammer e approfonditi testi, mostra intende indagare l’opera di Aymonino e i diversi contesti, in cui ha vissuto e lavorato, da Matera a Milano, da Roma a Venezia, passando per Pesaro e il Congo, avanzando in senso cronologico: dall’impegno nella ricostruzione del Dopoguerra al lavoro sulle periferie, dall’insegnamento universitario allo IUAV di Venezia fino all’esperienza come Assessore per gli interventi al Centro storico di Roma. Parallelamente ai suoi progetti e alla sua carriera lavorativa, la mostra rivela il lato più intimo e riflessivo di Aymonino attraverso le lettere scritte ai suoi figli e alle opere tridimensionali che disegnava per loro. Il cuore di questa sezione è rappresentato dagli album rossi che per molti anni l’architetto ha disegnato e riempito di aneddoti insieme con la sua famiglia, producendo una opera collettiva dove in controluce si intravedono molti dei fatti e dei protagonisti evocati nel percorso delle città.

Il titolo della mostra, La fedeltà al tradimento, fa riferimento alla paradossale capacità di Carlo Aymonino di confrontarsi con tutte i principali ambiti culturali e politici del secondo Novecento senza mai rimanere ingabbiato in un’unica categoria statica, evolvendo cioè costantemente per piccoli strappi – interpretabili come tradimenti. Lorenza Baroncelli, Direttore artistico di Triennale Milano, ci ha guidato alla preziosa scoperta di questo gioiello espositivo che invitiamo tutti a scoprire e che piacerà non solo agli appassionati di architettura ma a tutti i curiosi, i romantici, i liberi e gli innamorati della vita: “Il mondo dell’architettura ha colpevolmente sottovalutato Aymonino.", spiega Lorenza Baroncelli, "Studiare la sua figura è invece un’opportunità preziosa. In questa mostra proviamo a farlo come sarebbe piaciuto a lui. Non è una normale esposizione di architettura perché il suo talento e la sua fantasia non possono certamente essere imbrigliate in queste categorie. Con la mostra partiamo invece dalla libertà dell’uomo e dell’architetto. Una sfida, irriverente. Forse l’ultima”.

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