È neon mania in giro per il mondo: dalla moda, ai film fino all'arte, sempre più aziende ed artisti scelgono le insegne luminose per lanciare messaggi o segnalare un evento. E chi apre un'attività o realizza una pubblicità sa perfettamente quando le insegne luminose possano essere d'impatto, ma se la luce si spegne l'effetto svanisce. Talvolta accade che i neon si possano rompere e creano insegne, senza volerlo, con messaggi totalmente differenti dal loro scopo originario. Così la stazione di benzina Shell può diventare "hell" (inferno) oppure "London drugs" diventa "do drugs" (prendi le droghe).

Non sempre la pubblicità è efficace: quando un'insegna luminosa si rompe o si spegne  può risultare dannosa per l'azienda o semplicemente divertente. Può essere difficile da credere ma una media di consumatori del Nord America vede 3.000 insegne pubblicitarie al giorno. Sono ovunque, alle pompe di benzina, al cinema, su un negozio o un fastfood. Chi lavora nel mondo pubblicitario sa ormai da tempo che uno dei modi più efficaci per attirare l’attenzione del consumatore è utilizzare grandi insegne pubblicitarie luminose in luoghi di passaggio e di traffico veicolare: la cosìdetta pubblicità ‘ambientale' (ambient marketing) che invade appunto gli ambienti a noi circostanti come strade, piazze e palazzi. Così diventa sempre più diffuso l'uso di installazioni urbane su muri, tombini, bagni, mezzi di trasporto, che attirano l'attenzione per l’originalità con cui viene comunicato il messaggio. Le aziende cercano in tutti i modi possibili di catturare l'attenzione dei distratti passanti ma a volte il caso arriva dove neppure i pubblicitari avevano pensato di colpire: con i neon si possono realizzare messaggi ingannevoli, equivoci, esilaranti, solo perché una luce si spegne, e il risultato è tutto da ridere.