Che ci si trovi in metropolitana, per strada, dal medico, in posta o al supermercato, ormai è impossibile non notare persone che abbiamo la faccia immersa, letteralmente, nello schermo del proprio smartphone. Si parla con gli amici, la famiglia, il partner, tramite facebook, whatsapp, face time; si leggono articoli da giornali on line, tramite twitter o ancora facebook; si guardano e condividono foto su instagram; insomma c'è un intero mondo virtuale, una vita parallela che scorre dietro a quegli schermi di smartphone. Il problema però arriva quando quella vita virtuale ci assorbe così tanto da condizionare la nostra vita reale. Si assiste così a coppie che non si guardano più negli occhi, famiglie che non parlano più a tavola, amici che non ridono più a cena fuori, locali dove la gente balla sempre di meno e treni, autobus, metropolitane dove le persone non si scambiano più neppure un sorriso né si accorgono di chi ha bisogno di un gesto di cortesia. È una deriva che preoccupa molti, specialmente le generazioni del passato che vedono nello smartphone uno strumento di totale distrazione, se non distacco, dalla realtà. Ed effettivamente le persone sono sempre più distratte, catturate completamente dalla luce di quel piccolo ma potente strumento che hanno tra le mani, lo smartphone. Così il fotografo francese Antoine Geiger ha mostrato al mondo intero quanto parassitario possa essere il rapporto tra le persone ed il proprio smartphone.

Quanto sei dipendente dal tuo smartphone? In tasca, nella borsa, sul comodino, in auto, il telefono è diventato come un'estensione biologica di noi stessi, come una sigaretta per i fumatori. "Benvenuti nella sottocultura di massa", scrive Antoine Geiger sul suo sito, "Con la tecnologia, l'umanità si è allontanata dall'animale per meglio avvicinarsi alle piante. La differenza è che l'uomo è una pianta mobile". Lo smartphone è come il coltellino svizzero del 21° secolo, dice l'artista francese, utile per qualsiasi utilizzo. Ne siamo ormai completamente dipendente. Ha cambiato le nostre abitudini quotidiani, dalla sveglia la mattina allo scattarsi foto durante i viaggi. E se il proprio ego non è sufficiente, c'è addirittura il bastone ad aiutare nell'impresa. Nelle foto della serie "Sur-Fake" di Antoine Geiger si evince tutta la dipendenza delle persone dal proprio telefonino, che in ogni luogo, con chiunque, restano rivolti verso lo schermo, quasi a far scomparire la propria faccia, come risucchiata da quel piccolo ma potentissimo oggetto tecnologico.