La Repubblica Italiana è fondata sul lavoro e la carica di senatore a vita è un riconoscimento dato a chi con il lavoro ha contribuito al prestigio del Paese. Renzo Piano è sicuramente una di queste figure ma è anche un esempio che dovrebbero seguire in molti, non solo nel campo dell'architettura: rinunciando al suo compenso da senatore ha dato la possibilità a sei giovani architetti italiani di entrare a far parte del suo team con contratti finanziati proprio con lo stipendio parlamentare.

G124 (dal numero della stanza del senatore Piano a Palazzo Giustiniani) è il nome della squadra dei giovani talenti, selezionati da una rosa di 600 candidati, che si occuperanno di migliorare le periferie delle nostre città perchè il 90 per cento della popolazione italiana vive in periferia! Michele Bondanelli nato nel 1974, di Ferrara e laureato all’Università degli studi IUAV di Venezia, Eloisa Susanna di Cosenza, 32 anni, laureata in Architettura a La Sapienza di Roma, Roberto Giuliano Corbia, trent’anni a gennaio, di Alghero ma laureato all’Università di Firenze, Roberta Pastore, nata a Salerno il 22 aprile 1981 e laureata all’Università di Napoli Federico II, Federica Ravazzi 29 anni di Alessandria e una laurea all’Università di Ferrara, Francesco Lorenzi, anche lui 29 anni e laureato in Architettura a La Sapienza, sono i nomi dei sei architetti che da oggi lavoreranno nell'ufficio parlamentare del guru dell’architettura mondiale.

Guidati da tre tutor, l’ingegnere Maurizio Milan e gli architetti Mario Cucinella e Massimo Alvisi, attraverso l’adeguamento energetico, il consolidamento e il restauro degli edifici pubblici esistenti, il potenziamento del trasporto pubblico, i luoghi d’incontro e di scambio come piazze, mercati, strade ma anche auditorium, musei e palazzi pubblici, si impegneranno a trasformare aree d'Italia dimenticate dalle istituzioni. “Il progetto più importante siete voi – ha detto l’architetto Piano rivolgendosi ai giovani – e lavorerete su un tema altrettanto importante che è quello delle periferie. Dobbiamo occuparci della città che sarà. La bellezza naturale del nostro Paese non è merito nostro, quella antropizzata dei centri storici neppure visto che ci è stata lasciata in eredità. Quello che può essere merito nostro è migliorare le periferie, che sono la parte fragile della città e che possono diventare belle”.