Dopo il flop del faraonico Barbie Center aperto a Shangai nel 2009 e chiuso solo due anni dopo, la Mattel riprova ad ammaliare i consumatori cinesi con un nuovo modello di Barbie. L'errore fatto in precedenza, infatti, era stato quello di proiettare l'immagine della donna occidentale sulla cultura e l'immaginario orientali. La multinazionale dell'iconica bambola cerca adesso di rimediare all'errore introducendo sul mercato cinese la Barbie "Violino Solista". L'immagine della donna ideale in Cina non somiglia a una Carrie Bradshaw o una Samantha Jones (le bamboline dello store di Shanghai erano vestite da Patricia Fields, stilista di Sex and The City), bensì pare ci sia un'altra idea del femminile: si affermano come modelli ragazze che riscuotono successo per il loro talento più che per la loro bellezza. Esempi come la pianista Yuja Wang o la violinista Bin Haung.

La Mattel questa volta farà appello ai cosiddetti "genitori Tiger", mamme e papà incentrati sul successo scolastico e le attività extrascolastiche dei propri figli in modo da migliorare l'educazione individuale di un bambino nel lungo periodo. Infatti la necessità di coniugare le richieste del mercato del lavoro con la politica statale del figlio unico (che, tra l'altro, è appena stata archiviata) hanno portato le famiglie cinesi a puntare esclusivamente sulla formazione dei figli. I bambini cinesi trascorrono le proprie giornate tra momenti pedagogici e attività sportive o culturali, in cui il gioco è visto come una distrazione dallo studio e dalla costruzione di figure professionali. "La gioia e l'apprendimento sono come olio e acqua in Cina: non si mescolano", ha spiegato Peter Broegger, vice-presidente della Mattel in Asia. Ma la società sta cercando di cambiare la situazione, e spera che l'appello al governo di alcuni esperti di didattica circa i benefici educativi del gioco sia di aiuto. Da qui la scelta di una bambola che sia un esempio di competenza e riuscita sociale. E forse un giorno, anche in Cina, le bambine vorranno essere proprio come Barbie, o almeno è ciò che sicuramente spera la Mattel.