Gli albergatori, i cittadini, il web, gli esperti d'arte e di architettura sono tutti d'accordo sul fatto che l'ampliamento del Santa Chiara Hotel sul Canal Grande, a Venezia, è uno scempio. Dopo cinque anni di attesa per i lavori di costruzione della nuova ala dello storico hotel all'ingresso della città, su Piazzale Roma, l'opinione pubblica è indignata dalla nuova struttura realizzata dall'architetto Maurizio Varratta accanto al già criticato Ponte di Calatrava. Un edificio bianco e squadrato, un cubo di pietra, sorge accanto al palazzo cinquecentesco del Santa Chiara Hotel, col quale non sembra affatto dialogare, di proprietà di Elio Dazzo, che affaccia sul Canal Grande e dà il benvenuto ai turisti, cittadini e visitatori che arrivano da terra in laguna.

Il nuovo "cubo" dell'hotel Santa Chiara non piace proprio a nessuno: "È una schifezza che offende Venezia, offende i veneziani, offende tutti coloro che nel mondo amano la città. Non hanno neppure cercato di render meno invasiva questa intrusione. Vergogna, vergogna, vergogna!”, dichiara Salvatores Settis, uno dei più importanti storici dell'arte italiani. “È una vergogna. Dovrebbe essere abbattuto e la soprintendente che ha dato l’ok essere dimissionata all’istante. Era il mio albergo, una volta. Non ci andrò mai più. Mai più. E spero che non ci vada mai più nessuno. Che quelle stanze in più restino vuote”, sostiene Vittorio Sgarbi. E tutti puntano il dito contro la Soprintendenza che ha autorizzato un tale scempio. La nuova ala dell'hotel Santa Chiara, inaugurata il 6 agosto 2015, ripercorre dunque le stesse vicissitudini della teca dell'Ara Pacis di Richard Meyer a Roma o del Palazzo di Giustizia di Firenze, ma il problema resta sempre l'Italia e la sua cavillosa burocrazia, spesso priva di controlli e gestita da persone incompetenti. E nonostante il proprietario dell'Hotel in questione trovi "l'opera semplice, pulita, che non disturba. In piazzale Roma, tra la pensilina del tram e la cittadella non mi pare un pesce fuor d’acqua", e con lui anche alcuni veneziani, ci si chiede perché un progetto di tale entità, con un affaccio sulla porta d'ingresso di Venezia (Piazzale Roma) e su una delle strade d'acqua più famose e rappresentate al mondo (Canal Grande), non sia stato oggetto di un concorso di idee di più ampio respiro o non sia stato affidato ad un architetto di maggiore prestigio (e capacità?).

Sono lontani i tempi in cui, per salvaguardare Venezia, si rifiutava un progetto anche del celebre Frank Lloyd Wright come Casa Masieri, la sede dell'omonima fondazione che si voleva realizzare in memoria del giovane Angelo Masieri (architetto allievo di Wright che morì in un incidente automobilistico negli Stati Uniti). Allora la commissione edilizia, senza tenere conto dell'indiscusso valore di Wright, rifiutò il suo progetto, che doveva inserirsi proprio nel denso e stratificato tessuto veneziano di Canal Grande, in base a prescrizioni regolamentari vigenti. Ci si dimentica anche di quando per il progetto dell'Ospedale di Venezia si convocava la figura più influente del mondo dell'architettura dell'epoca, Le Corbusier e, contemporaneamente, si indiceva un concorso di idee aperto ad architetti e ingegneri italiani, proprio per avere un'ampia visione su un progetto da realizzare in una delle città più rappresentate e complesse del mondo come Venezia.

E così, in attesa di eventuali provvedimenti governativi (Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo del Governo Renzi ha chiesto approfondimenti per chiarire i percorsi autorizzativi per la nuova ala dell'Hotel Santa Chiara a Venezia), non resta che riderci sopra ed è quello che hanno iniziato a fare molti utenti del web: compaiono gruppi su facebook e pagine che ironizzano sulla faccenda e creano divertenti parodie come l'Atlante dei possibili Santa Chiara.